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Attività formative di base ForTIC e
cooperative learning
Rita Teso
Docente Tutor Corsi A
r.teso@fastnet.it
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Obiettivo del MIUR
per i docenti frequentati i corsi A è
stato essenzialmente
addestrativo-didattico: imparare l'uso
del PC attraverso cui potenziare le
proprie competenze professionali
sull'impiego quotidiano delle nuove
tecnologie a scuola valorizzandone
l'aspetto culturale e formativo.
Due i problemi da risolvere nella
gestione di queste attività di
formazione:
a)l'immediata pubblicazione sulla
piattaforma INDIRE dei primi sette
moduli addestrativo-tecnologici di
pura marca Windows, fedeli
all'impianto della Patente Europea (ECDL)
con overload di materiali di supporto
che ne rendeva difficile un'
"intelligente" fruizione;
b) l'eterogeneità dei frequentanti
l'attività formativa provenienti da
vari ordini di scuola: dall'infanzia
fino alla secondaria superiore fino a
un tetto massimo di venticinque
partecipanti a corso.
Per risolvere il primo problema non si
è potuto fare molto se non
"arrangiandosi" alla meno
peggio: ogni tutor d'aula si è
costruito un proprio e autonomo
percorso didattico, mixando al meglio
i contenuti tecnologici con la pratica
scolastica. Percorso che si è
rivelato il più efficace perché con
un certo ritardo l'INDIRE ha inserito
i moduli didattici: i più importanti
per la formazione di un docente. La
variegata provenienza scolastica dei
corsisti con differenti livelli di
preparazione e performances
tecnologiche, al contrario ha messo in
gioco (e in molti casi in crisi) la
figura professionale dell'e-tutor, le
sue funzioni e il tipo di
organizzazione che è stata attivata
nel processo formativo in presenza e a
distanza (blended). Un problema che
poteva essere risolto con una diversa
strutturazione delle attività
formative attraverso la suddivisione
dei docenti in gruppi in base ai
livelli di provenienza e la
contestualizzazione delle tematiche
affrontate nella pratica educativa
delle varie scuole coinvolte. In molti
casi è stato affrontato col metodo
istruttivo della lezione frontale con
esiti alquanto prevedibili per quanto
riguarda la ricaduta nella didattica.
Un modello che per fortuna non è
stato quello prevalente. In alcune
realtà dagli Uffici Scolastici
Regionali, sono state indicate delle
linee di indirizzo che hanno veicolato
il comportamento di molti tutor. Le
buone pratiche più seguite hanno
fatto riferimento ai contesti
educativi dei singoli partecipanti nel
quadro di un cooperative learning che
doveva essere alla base di un percorso
di comune coprogettazione educativa.
Per un verso il lavorare in comune ha
motivato didatticamente il docente che
ha dovuto misurare le conoscenze
tecnologiche apprese durante il corso
con l'attività della propria classe
ma la cooperazione on line con
colleghi che avevano un comune
"sfondo integratore" è
servita anche come momento aggregante
per creare le premesse per una
comunità di pratica tra i
partecipanti che era uno degli
obiettivi di queste azioni formative
che altrimenti sarebbero cadute in un
vuoto operativo fine a se stesso e
senza futuro. L'unico ambiente
interattivo messo a disposizione dei
singoli corsi, gestito in autonomia e
moderato dai singoli tutor è stata la
classe virtuale (CV) che nel modello
PuntoEdu, non era altro che un forum
ad accesso riservato ai soli iscritti
al corso. Questo spazio doveva essere
destinato all'attività collaborativa
in rete, alla discussione, alla
socializzazione dei materiali
autonomamente prodotti dai corsisti
impegnati nella realizzazione dei
percorsi formativi progettati per le
varie realtà scolastiche. Infatti la
pratica dell'apprendimento cooperativo
richiede come condizione essenziale,
una comunicazione efficace e
autentica: è attraverso questo
approccio che si impara a collaborare
e a esprimere le proprie idee,
ascoltando gli altri che appartengono
al gruppo per cogliere gli elementi
più significativi della loro
conoscenza che viene arricchita ed
ampliata. Attraverso queste esperienze
iniziali di una comunità di
apprendimento i docenti migliorano le
propria competenza e quella dei propri
colleghi. Tra i componenti del gruppo
si viene a creare un'interdipendenza
positiva nel senso che ciascuno si
sente responsabile del proprio e
dell'altrui operato. L'approccio
cooperativo offre l'opportunità di
intrecciare costantemente
l'apprendimento con la comunicazione,
i contenuti scolastici con la
metodologia del lavoro di gruppo, la
lezione frontale con la condivisione.
Nella classe virtuale si crea un
empowerment reciproco e se i docenti
partecipanti ai corsi A di ForTic,
attraverso questo ambiente web, sono
stati portati a realizzare per la
prima volta un'esperienza di
apprendimento cooperativo, potranno in
seguito proporre questa pratica
comunicativa a distanza ai loro
colleghi e agli stessi studenti. Fino
a oggi ogni insegnante ha ricevuto un
training formativo vissuto in modo
"individualistico", i corsi
ForTic per la prima volta hanno
consentito ai docenti di ampliare la
loro formazione professionale,
favorendo l' acquisizione di abilità
utili alla costruzione di un clima
collaborativo anche nel gruppo classe
con il conseguente miglioramento della
interazione docente-alunni e della
stessa relazione educativa. Il lavoro
in aula, doveva essere incentrato per
un verso sul lavoro di gruppo e la
cooperazione per un altro sull'analisi
di caso, sulla ricerca tramite
computer, sulla elaborazione di
ipotesi di interventi da realizzare
concretamente nel proprio contesto
scolastico.
Certo per affiancare il lavoro del
tutor d'aula potevano essere aggiunte
altre opportunità collaborative on
line come le chat, il weblog, et al,
anche se la classe virtuale ha
rappresentato un primo passo per
incentivare i docenti alla
collaborazione nella costruzione di
percorsi didattici condivisi. Favorire
questi momenti di apprendimento
collaborativo, in alcuni casi ha
facilitato la costituzione di gruppi
di auto-aggiornamento che, come alcune
esperienze hanno dimostrato, possono
permanere nel tempo anche dopo la
stessa esperienza formativa.
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