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Comunità di pratiche e comunità virtuali
Esperienze europee ed extraeuropee
di Marcella Tinazzi
Dirigente Scolastica
Tutor progetto TRAMPI
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La proposizione delle
comunità di pratica come modalità
privilegiate di accesso, rielaborazione
concettuale e rilancio di una conoscenza
condivisa, viene sempre più
frequentemente anteposta specie in ambito
educativo e professionale scolastico, ai
tradizionali moduli operativi della
formazione a distanza basati sulla messa a
disposizione di informazioni su Internet,
su aule e laboratori virtuali, forum,
videoconferenze interattive e quanto
altro. Solo in un'ottica reticolare ed
integrata si riescono a mixare
quest'insieme di elementi di cui le CoPs
fanno solitamente ampio uso.
Il dato più vistoso
che emerge dall'analisi di alcune
comunità virtuali di apprendimento
europee ed extraeuropee è la
riproposizione delle caratteristiche
implicite necessarie al sostanziarsi delle
comunità di pratica propriamente dette,
riassumibili nell'enunciato un insieme di
individui reciprocamente impegnati,
accomunati da un'impresa comune, in
possesso di un repertorio condiviso.( E.
Wenger 1998) .
Esiste, di fatto, una
transnazionalità teleologica, teorica ed
operativo/metodologica che accomuna molte
esperienze di virtual communities, siano
esse professionali (CoPs) che orientate
alla formazione; in queste ultime è più
evidente, perché esplicitato, il taglio
metacognitivo dell'esperienza, perché
congruente allo scopo educazionale della
comunità stessa.
L'assunto più volte
ribadito nelle esperienze citate è la
necessità di superare i limiti
dell'approccio individuale alle attività
formative, vissuto come limitante sia nel
processo di costruzione della conoscenza
che nella dimensione metacognitiva: le
metodologie di FAD, infatti, prevedono
essenzialmente un approccio del singolo
alle varie attività, attraverso le quali
si effettua generalmente un trasferimento
di nozioni/informazioni per giungere, con
autonoma rielaborazione, al possesso di
competenze/abilità rispondenti ad
obiettivi predefiniti e contrattati.
L'Institut Nazionale de
Recherche Pedagogique (http://www.inrp.fr)
francese propone l'esperienza di un gruppo
di ricercatori portoghesi il cui progetto
- la creazione di un web site - è
finalizzato a sostenere una comunità
virtuale di apprendimento con "l'intention
de flexibilizer spatio-temporellement les
classes présentielles, créant une
ambiance virtuelle fondée sur de 'bonnes
pratiques' (….)qui se traduisent dans la
notion de communautée, group, sens d'appartenence,
partage et construction collaborative de
savoir…. (Oliveira e Blanco -Université
du Minho Braga)".
Anche in questo caso sono evidenti i nessi
con i caratteri fondativi
dell'apprendimento che si realizza nelle
comunità di pratica:
apprendimento come conferimento di
significato ai saperi condivisi,
apprendimento come sviluppo d'identità (
il "diventare qualcuno"
contrapposto al "sapere
qualcosa"), ma anche come
appartenenza ad una comunità, e non
ultimo apprendimento come elevazione a
sistema teorico delle buone prassi, in
tensione ideale verso un riallineamento
tra competenza ed esperienza. (Wenger 1998
, Midoro 1998).
Rafforzativa del taglio
prassico anche la citazione posta in calce
al Progetto: "Les technologies ne
sont jamais ni d'emblée, ni a elles
seules éducatives. Il faut et il suffit,
pour s'en apercevoir, de les pratiquer."
(G.Jacquinot-Delanay, 2001).
Il modello blended
utilizzato nelle più recenti applicazioni
di FAD, ovvero la dosata commistione di
metodologie e setting nei percorsi
formativi è presente in molte esperienze
d'oltralpe: la Facoltà di Scienze
dell'Educazione di Montreal, ad esempio,
nel proporre un dettagliato elenco di
possibili utilizzi delle TIC in campo
educazionale e professionale, propedeutico
alla creazione di una comunità di
apprendimento o di pratiche, evidenzia
quale punto di forza " un contexte d'apprentissage
collaboratif qui s'apparente aux
communautées apprenantes réseautées.
C'est souvent une combination de
stratégies d'utilisation qui semble la
plus riche et qui permet de mieux
répondre au besoin évolutif des
apprenants"(http://www.facvirtuelle.scedu.umontreal.ca)
Anche il cooperative learning quale
assunto teorico piuttosto che metodologico
( l'apprendimento cooperativo attuato a
distanza è una contraddizione in termini,
se assumiamo come valida la classica
teoria interazionista, che identifica il
plusvalore della metodologia stessa
nell'interagire qui ed ora dei soggetti,
nella fisicità dello scambio verbale e
nel ruolo motivazionale del clima emotivo
) è presente nelle dichiarazioni di
intenti di molte virtual communities e ne
costituisce il punto di forza.*
Tale modalità è però connotata da
scarso o nullo formalismo nel caso delle
CoPs, dove peraltro l'informalità sia dei
linguaggi che delle aggregazioni
relazionali è considerata funzionale al
sistema, mentre -necessariamente- esiste
una codificazione spazio-temporale e
metodologica piuttosto rigida nelle aule
virtuali dei percorsi di FAD.
Una compagnia statunitense di knowledge
management** che fornisce contatti e
raggruppa comunità di pratiche, definisce
queste ultime "a group of
professionals, informally bound to one
another through exposure to a common class
of problems, and thereby themselves
embodying a store of knowledge." (http://www.kmadvantage.com)
Inoltre, mentre l'approccio cooperativo ha
radici profonde e consolidate nel caso
delle CoPs, in particolare nell'esperienza
professionale statunitense***, dove è
quasi ovvio che l'affinamento e il
consolidamento delle buone prassi può
avvenire solo dal confronto tra soggetti
in dimensione plurale, che condividono
un'impresa comune, comuni vissuti
professionali e stesso linguaggio, per le
comunità virtuali di apprendimento è di
più recente conquista il superamento del
rapporto pressoché individuale con i
tutors d'aula o con i docenti formatori
(fittizie le relazioni nelle aule
virtuali).
Sulla scia di questo
mix di modelli il nuovo progetto italiano
di formazione dei dirigenti scolatici,
voluto dal MIUR e progettato dal Training
Center del Ministero ( http://www.trampi.istruzione.it):
attività a distanza ed in presenza
equilibratamente suddivise, una
piattaforma accuratissima dal punto di
vista grafico e dei contenuti, accentuati
spazi virtuali informali (forum, chat,
bacheca) e formali (area dedicata per la
comunicazione) per l'interazione tra i
corsisti e costante staff di supporto in
situazione: tutti punti di forza del web
based training .
Anche in questo caso,
implicito ma non troppo, traspare un
obiettivo trasversale di grande rilievo
sia per le comunità professionali che per
quelle di apprendimento, identificabile
come life aim: creare un efficace sistema
di formazione/informazione permanente per
adulti professionalizzati, da contrapporsi
alle logiche tradizionali dei corsi di
formazione comunemente attuati, limitati
nel tempo, senza reale aggancio
motivazionale e decontestualizzati a
livello esperienziale .
A tal proposito, un'ultima citazione,
essenziale sul ruolo delle ICT nei
processi di knowledge management: "It's
important to note that the definition says
nothing about thecnology; while Knowledge
Management is often facilitated by IT,
thecnology by itself is not Knowledge
Management." (http://www.darwinmag.com)
Note
*"L'apprentissage coopératif est
une formule sociocentrée. En effet, l'apprentissage
cooperatif mise sur l'interdépendance des
élèves comme moteur d'acquisition de
connaissences." (Formule pédagogique,
université de Montreal cit.)
** "Knowledge management is the
process through wich organisation generate
value from their intellectual and
knowledge-based assets"(www.darwinmag.com)
*** "The company as a constellation
of overlapping CoPs" (Peter Hillen
cit.in http://www.co-i-l.com)
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