Per meglio capire il
valore aggiunto di una CoPs rispetto a una
comunità di apprendimento, dobbiamo
risalire ai momenti storici fondativi di
una delle prime esperienze di questo
genere maturate all'interno del mondo
industriale: quella che si è affermata
alla Xerox Corporation, la multinazionale
che produce soprattutto fotocopiatori.
Ali inizi degli anni'80 a dare il via a
questa esperienza, furono un gruppo di
tecnici addetti alla riparazione dei
macchinari per le fotocopie che, pressati
dalla necessità di conoscere le soluzioni
migliori per aggiustare le fotocopiatrici,
avevano messo assieme le loro "expertize"
organizzandosi in una community
autogestita volontariamente e in modo del
tutto informale. I risultati in termini di
efficienza ed efficacia sono poi maturati
nel corso degli anni e la Xerox ha
riconosciuto ufficialmente la positività
di questa pionieristica esperienza. Sulla
scia di esiti così lusinghieri, altre
organizzazioni di grandi dimensioni (Chevron,
Chrysler, Johnson & Johnson, IBM) (1)
si sono mosse sulla stessa lunghezza
d'onda incentivando la formazione
spontanea di queste best practices.
Dall'osservazione e
dall'analisi socio-antropologica di alcune
costanti maturate dietro queste prime
esperienze nel settore produttivo, alcuni
studiosi hanno ricavato il profilo di un
modello "a spirale" che si
evolverebbe da una serie di rapporti
informali, poco condivisi fino a
raggiungere nel tempo, le caratteristiche
tipiche della CoPs.
E' quanto è stato osservato in svariati
corsi universitari in cui gli studenti,
dopo i primi incontri face-to-face durante
la frequenza delle lezioni e in seguito a
una loro organizzazione spontanea in
gruppi eterodiretti e coordinati da tutor
(supervisori), raggiunti gli obiettivi
conoscitivi assegnati, in modo del tutto
autonomo, al termine del percorso, si sono
organizzati in una comunità di pratica
gestendo con modalità authoring un
ambiente freeware della Yahoo, in
precedenza adoperato per assolvere alla
consegna indicata dal docente (writing,
editing, reading,).
Nella Fig1 abbiamo provato a tratteggiare
l'evoluzione paradigmatica di una CoPs.
Naturalmente come tutti gli schemi, ognuna
di queste quattro tipologie va considerata
con la dovuta flessibilità, E'importante
capire che si approda a una comunità di
pratica attraverso un graduale percorso
processuale a spirale in cui certamente
incidono dei fattori estrinseci ed altri
intrinseci. Dei primi se ne è occupato il
CNR di Genova che attraverso l'apporto di
alcuni studiosi (2) ha insistito
soprattutto su quelli che dovrebbero
essere considerati gli elementi
strutturali di una CoPs:
1) Individui reciprocamente impegnati che
fanno parte di una comunità di
apprendimento;
2) Lavoro collaborativo e cooperativo
attorno a un compito comune;
3) Suddivisione di ruoli e funzioni in
relazione al cooperative learning e ai
processi attivati;
4) Organizzazione di relazioni funzionali
tra i componenti del gruppo, finalizzate
al compito.
5) Repertorio tecnologico
condiviso(groupware).
6) Coprogettazione e condivisione di
un'impresa comune;
7) Realizzazione di un prodotto sviluppato
in modo processuale e fortemente
partecipato da tutti gli aderenti.

Fig. 1 L'itinerario
paradigmatico dal gruppo informale alla
CoPs
In una CoPs tuttavia giocano un ruolo
determinante i fattori intrinseci quali:
la motivazione latente degli aderenti, i
loro rapporti emotivo-affettivi, una forte
identità di gruppo, uno spirito d'azione
più autonomo rispetto alle pregresse
esperienze di comunità virtuale.
Un'autonomia che si manifesta attraverso
la scelta più appropriata degli ambienti
"artificiali" da utilizzare
(groupware)per comunicare, una
organizzazione più rispondente ai bisogni
degli aderenti al gruppo dove si possono
individuare maggiori spazi per l'autoapprendimento
assistito tra colleghi (peer to peer) che
amplia il perimetro della"zona di
sviluppo prossimale" di Vygotskijana
memoria.
Comunità di pratica
|
Team
tra colleghi dello stesso livello
che si autorganizzano in modo
spontaneo per risolvere più
facilmente i problemi
professionali attraverso il
reciproco interscambio di
conoscenze.
|
Squadra
operativa
|
Gruppo
organizzato che per ottenere un
risultato, sotto la guida di un
coach, è capace di determinare
propri ruoli e funzioni mirati al
raggiungimento dell'obiettivo.
|
Team
di progetto
|
Gruppo
eterodiretto finalizzato al
compito, al raggiungimento di
comuni obiettivi.
|
Gruppo
informale
|
| Comunicazione
condivisa finalizzata a
trasmettere delle semplici
informazioni.
|
E' soprattutto la
capacità autogestionale del gruppo, il
fattore più importante di una comunità
di pratiche, un elemento che nel contempo
rappresenta una sfida verso tutti coloro
che credono che sul terreno del virtuale
si possa più facilmente fare del
"millantato credito" mettendo
sullo stesso piano una comunità di
apprendimento e una comunità di pratica.
Note
1 http://www.research.ibm.com/journal/sj/404/gongla.html
2 Cfr. V. Midoro, Dalle comunità di
pratica alle comunità di apprendimento
virtuali, pp.6-9; S.Manca, L.Sarti,
Comunità virtuali per l'apprendimento e
nuove tecnologie, pp. 12-15; in Tecnologie
Didattiche, 25, n. 1, 2002.