|
Calvani utilizza la figura
3a per modellizzare l’apprendimento collaborativo di gruppo.
In questo caso i gruppi di studenti sono simboleggiati dalla
sigla Aa, cioè da attività di apprendimento. L’insegnante
è il regista del contesto le cui attività sono relazionate
ad un problema (P).
In tale situazione le interazioni sono già molteplici, l’evoluzione
rappresentata dalla fig. 3b consiste nell’utilizzo mirato
di tecnologie specifiche alle attività assegnate ai gruppi
che, inoltre, possono essere diversificate (Aa1, Aa2, ecc.).
Ogni gruppo sviluppa la propria attività in relazione al
problema comune, utilizzando una tecnologia che, a sua volta,
può rappresentare un punto di contatto con gli altri gruppi.
Si possono segnalare molteplici esemplificazioni: se la
situazione-problema si riferisce all’individuazione delle
origini, delle caratteristiche e delle conseguenze sociali
della rivoluzione industriale (attività coordinata fra scienze
e storia), un gruppo può focalizzare la propria attenzione
sugli aspetti scientifici monitorando e/o simulando – attraverso
video o simulazioni al computer – l’energia derivata dal
vapore; un altro gruppo chiarisce i cambiamenti indotti
nella società ricercando in rete informazioni che integrino
quelle dei volumi scolastici; un altro gruppo può assemblare
i risultati discutendoli criticamente e organizzandoli in
maniera ipertestuale, e così via.
Le relazioni, come si può vedere, “esplodono” nel senso
che i canali moltiplicano le possibilità di incontro/confronto/dibattito.
Come nelle situazioni di forum o chat on line, le comunicazioni
possono essere di tutti verso tutti ma ciò non significa
un aumento automatico di significatività relazionale e apprenditiva,
proprio come nelle situazioni in rete è necessaria la presenza
di un tutor che guidi e coordini la “discussione” e le attività.
È importante, quindi, che lo scambio di informazioni sia
diffuso e non casuale, che l’interdipendenza dei compiti
porti alla focalizzazione del problema centrale, che gli
“oggetti” cercati e/o prodotti possano essere discussi e
condivisi, che i ruoli assunti dagli studenti e le diverse
leadership abbiano occasione di alternarsi e di avvicendarsi
nella soluzione del problema.
È necessario sottolineare che la sequenza di queste tre
tipologie di lezioni è unicamente esemplificativa, se ne
potrebbero fare ulteriori. Non c’è quindi una gerarchizzazione
morale ma solo una funzionalità di tipo pragmatico cioè
quale lezione è più adatta al contesto situazionale di quella
classe in quel momento dell’anno scolastico.
L’impostazione, quindi, prevede una sinusoidalità didattica
consapevole che prevede l’utilizzo di più strategie progettuali
e metodologiche e che, in altri ambiti, abbiamo chiamato
metadidattica (7) ovvero la
capacità di alternare, creare e contaminare differenti configurazioni
della didattica.
Nella fattispecie di questo intervento, l’obiettivo prioritario
è favorire la relazionalità e la gruppalità implementate
dagli strumenti tecnologici ispirandosi alla metafora di
Wittgenstein della conoscenza intesa come criss-crossed
landscape (8) e cercando di
giungere a delineare una didattica tecnologica del lavoro
di gruppo e della comunicazione.
Come abbiamo accennato all’inizio, il solo fatto di avere
a disposizione e percorrere più vie interattive non implica
automaticamente maggiore apprendimento, stabiliremmo una
consequenzialità ingenua e, probabilmente, illusoria. È
importante, piuttosto, chiedersi se, di fronte a tecnologie
che amplificano, modificano, diversificano e multicanalizzano
la comunicazione, le interazioni sono le stesse? Oppure
si modificano radicalmente? Oppure presentano nuove possibilità?
I vettori esemplificati negli schemi intendono segnalare
ed evidenziare il fatto che le relazioni sono costantemente
presenti all’interno di una situazione formativa, il problema
diventa quello di cogliere modalità didattiche adatte perché
esse possano essere estroflesse, possano essere rese visibili
per essere affrontate e, eventualmente, modificate in maniera
consapevole.
In questo senso le tecnologie possono rivelarsi sia un ottimo
substrato, un terreno sul quale tracciare molteplici vie
comunicative sia un efficace variatore che regola, modifica
e modula la comunicazione stessa in quanto esse, oltre ad
essere “naturaliter” interattive, tendono a rendere visibili
gli apprendimenti e la cognizione attraverso l’interfaccia
e gli oggetti costruiti, ma anche la relazionalità mediante
la scelta dei percorsi effettuati, la discussione attorno
ai punti critici, la progettazione del lavoro, la metacognizione
e l’autovalutazione dello stesso.
Per questo motivo non è sufficiente organizzare lezioni
diversificate per arricchire o gestire le dinamiche relazionali
piuttosto è necessario trasformare le tecnologie da macchine
intese come tool al nostro servizio a tecnologie di gruppo
che contribuiscono in maniera sostanziale a formare le interazioni
gruppali.
Sono necessarie, dunque, ulteriori riflessioni per una didattica
tecnologica del lavoro di gruppo e della comunicazione.
In questa sede, non possono che essere accennate e rimandate
ad ulteriori spazi di approfondimento. È opportuno comunque
segnalarle per evitare fraintendimenti e appiattimenti tecnici
che facciano ritenere semplicisticamente all’insegnante
che è sufficiente frapporre strumenti tecnologici nell’organizzazione
delle proprie lezioni perché le relazioni si evolvano e
si strutturino in modo articolato e diffuso. I punti successivi
si propongono di tracciare ulteriori punti di sviluppo per
pervenire a quella che abbiamo definito expertise didattico-tecnologica.
- Ruoli, status e dinamiche di gruppo tecnologiche: gli
studi sulle dinamiche relazionali in gruppo si sono evolute
(9) già da diversi decenni,
attualmente si stanno affrontando le dinamiche delle interazioni
on line (10); sarebbe interessante
approfondire e contaminare le dinamiche di gruppo “tradizionali”
verificandole a attualizzandole nei contesti tecnologici.
La domanda fondamentale in questo ambito diventa la seguente:
come si modificano le dinamiche relazionali in ambienti
– e in particolare nelle classi – caratterizzati dalla presenza
di strumenti tecnologici? Sono assimilabili oppure presentano
caratteristiche peculiari? Le strumentazioni si accostano
semplicemente alle relazioni in presenza oppure ne variano
la struttura fondamentale? Una tesi intrigante ma da dimostrare
può estendere l’aforisma di McLuhan da “il medium è il messaggio”
a “il medium è la relazione” nel senso che lo strumento
non veicola semplicemente l’interazione ma tende a caratterizzarla.
-Apprendimento tecnologico in gruppo: anche in questo caso,
estensione epistemologica del precedente, è interessante
domandarsi come la costruzione sociale delle conoscenze
venga amplificata e/o modulata dalle tecnologie. L’apprendimento
è analogo alle situazioni in cui la tecnologia è pressoché
assente oppure la variabile tecnologica è fondante? Può
essere utile pensare di ibridare gli studi sull’apprendimento
cooperativo in presenza e quelli relativi all’e-learning.
-Come si formano e come si gestiscono i gruppi in ambienti
tecnologicamente avanzati? La tradizionale suddivisione
fra gruppi eterogenei od omogenei può essere estesa a queste
situazioni? Oppure possono evolversi in modo originale?
- Le reti delle interazioni all’interno dei gruppi studiate
inizialmente da Bavelas e Leavitt (11)
sono trasferibili nei contesti tecnologici? le possibilità
interattive umano-tecnologiche – rapporto uomo-macchina
e rapporto uomo-uomo attraverso la macchina – complessificano
e rendono multidimensionali gli schemi originali oppure
possono essere letti ed interpretati in maniera analoga?
- La metacomunicazione è un aspetto fondamentale per gestire
le relazioni nei gruppi. Parallelamente in rete si sono
evoluti i metadati (12) per
facilitare la ricerca e il recupero delle risorse. In una
classe tecnologica è possibile pensare a metadati relazionali?
Le tecnologie forniscono elementi che caratterizzano al
relazione e specificano il contenuto sia in funzione degli
oggetti di apprendimento che delle interazioni sociali-emotivo-affettivev
(13)?
- La discussione intesa come ragionamento collettivo (14)
e argomentativo sta assumendo sempre maggiore importanza
in ambito didattico. Il corrispettivo in rete della discussione
in presenza è rappresentato dai Blog (15).
È ipotizzabile sviluppare un blog in classe o fra classi?
Come si evolverebbe la discussione?
- Come avvengono le dinamiche della cognizione tecnologica?
La neo-cooperazione indotta dalle tecnologie come si rapporta
con la costruzione delle conoscenze? Possono essere evidenziati
tre aspetti:
> relazione e conoscenza: “esternalizzare” e condividere
idee e concetti;
> cercare e associare informazioni: individuare i contesti
semantici attivati dalle tecnologie;
> intersoggettività e conoscenza: “esternalizzare” e
condividere il sé.
-Come costruire artefatti digitali relazionali e cognitivi?
Come si caratterizzano? I learning objects rispondono a
tali questioni?
-Quale social software diventa
specifico per creare e gestire reti di persone? Il ruolo
del docente è analogo a quello di tutor on line? Come può
diventare interfaccia del processo educativo?
- La comunità di conoscenza
è processo tecnologico, cognitivo e sociale, come far interagire
i momenti denominati di collaborazione debole – sharing
– e quelli di collaborazione densa (16)?
I dieci punti succitati sono idee da sviluppare, a volte
poste in contrapposizione per farne risaltare la significatività
in funzione della capacità di gestire i gruppi e le relazioni
che ne conseguono. Le domande di fondo rimangono le medesime:
in classe le tecnologie aumentano il tasso di interazioni
significative finalizzate alla conoscenza? Come gestirle
in funzione di questo obiettivo? In una classe dove si attuano
didattiche contrassegnate dalla tecnologia, quali riflessioni
possono derivare direttamente da quelle che emergono in
rete? Si differenziano specificandosi oppure presentano
analogie?
Probabilmente troveremo interazioni fra queste posizioni,
l’obiettivo comunque diventa quello di un approfondimento
che può portare ad un’idea di animatore di gruppi tecnologici
che amplia il ruolo di tutor on line, un tutor blended capace
di gestire i gruppi in presenza e a distanza.
Note
(1)
L’aggettivo “innata” e, successivamente, l’avverbio “naturaliter”
possono apparire termini fuori luogo quando sono riferiti
alle tecnologie, colpiscono la mente come un ossimoro epistemologico.
La scelta è dettata dal fatto che l’articolo si inserisce
nel dibattito sulla stretta interrelazione fra l’uomo e
la macchina che porta al concetto di homo technologicus
ma anche di tecnologia umana.,
(2)
A. Calvani, Che cos’è la tecnologia dell’educazione,
Carocci, Roma, 2004, p. 49.
(3) A titolo esemplificativo
indichiamo i seguenti testi per approfondire l’argomento:
G. Trentin, Apprendimento in rete e condivisione delle
conoscenze, FrancoAngeli, Milano, 2004; id., Dalla
formazione a distanza all’apprendimento in rete, FrancoAngeli,
Milano, 2001; A. Calvani, M. Rotta, Comunicazione e apprendimento
in Internet. Didattica costruttivistica in rete, Erickson,
Trento, 1999; id., Fare formazione in internet.
Manuale di didattica on line, Erickson, Trento, 2000;
P.C. Rivoltella, Costruttivismo e pragmatica della comunicazione
on line, Erickson, Trento, 2003; M. Banzato, Apprendere
in rete. Modelli e strumenti per l’e-learning, Utet,
Torino, 2002; M.B. Ligorio, Guida alla comunicazione
viruale, Idelson-Gnocchi, Napoli, 2002; M.B. Ligorio,
S. Caravita, L’apprendimento collaborativo. Dal gruppo
alla rete, Carlo Amore, Roma, 2003; S. Cacciamani, L.
Giannandrea, La classe come comunità di apprendimento,
Carocci, Roma, 2004.
(4) Cfr. D. Parmigiani, Didattica
e tecnologia diffusa. Riflessioni per un’antropologia multimediale,
FrancoAngeli, Milano, 2004, in particolare § 3.
(5) Cfr. R. Maragliano (a cura
di), Pedagogie dell’e-learning, Laterza, Roma-Bari,
2004, p. V
(6) A. Calvani, Elementi
di didattica, Carocci, Roma, 2000, pp. 156-157
(7) D. Parmigiani, “Tecnica-Tecnologia.
Falsa opposizione nella didattica”, Form@re, Erickson,
n° 32, gennaio 2005. http://www.formare.erickson.it/archivio/gennaio_05/4_PARMIGIANI_1.html
(8) «Attraversamento non lineare
e multiprospettico di un territorio, per cui occorre passare
più volte dallo stesso luogo ma da direzioni diverse per
padroneggiare un’area. I contenuti devono essere riusati
più volte: è fondamentale per una reale padronanza rivisitare
lo stesso materiale in tempi differenti e in contesti modificati».
(A. Calvani, Che cos’è la tecnologia dell’educazione,
cit., p. 35)
(9) Bertani B., Manetti M.
e Venini L., Psicologia dei gruppi, FrancoAngeli, Milano,
1998; Bion W. R., Esperienze nei gruppi, Armando, Roma,
1973; Bombardi E., Rutelli P. e Chemello L. , Pensare e
sentire di gruppo, FrancoAngeli, Milano, 1994; Brown R.,
Psicologia sociale dei gruppi, Il Mulino, Bologna, 1989;
De Grada E., Fondamenti di psicologia dei gruppi,
Carocci, Roma, 1999; Speltini G. e Palmonari A., I gruppi
sociali, Il Mulino, Bologna, 1998.
(10) G. Pravettoni, Web
psychology, Guerini, Milano, 2002.
(11) Elementi sulle reti della
comunicazione sono rintracciabili nei testi della nota n°9.
(12) Cfr. A. Fini, L. Vanni,
Learning object e metadati. Quando, come e perché avvalersene,
Erickson, Trento, 2004.
(13) Per le specifiche relative
agli aspetti emotivi cfr. l’articolo di V. Pennazio, “Variabili
extracognitive e tecnologie. Come sviluppare l’intelligenza
emotiva attraverso le tecnologie”, compreso in questo numero
(14) Cfr. S. Cacciamani, L.
Giannandrea, La classe come comunità di apprendimento,
cit., pp. 30 e segg.
(15) Cfr. G. Granieri, Blog
generation, Laterza, Roma-Bari, 2005.
(16) Cfr. A. Calvani, Che
cos’è la tecnologia dell’educazione, cit., pp. 98.
|