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Analisi Conversazionale e Analisi
Sequenziale: applicazioni possibili alla
CMC asincrona?
Ilaria
Mancini (ila_mancini@yahoo.it)
Barbara Maroni (Barbara.Maroni@uniroma1.it)
Università degli Studi di Roma La
Sapienza
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Il seguente lavoro è
un primo tentativo di presentare due
metodi di analisi, diversi ma
complementari, allo studio
dell'interazione mediata e, in
particolare, ai forum di discussione per
la costruzione collaborativa di
conoscenza. I metodi dell'Analisi
Conversazionale e dell'Analisi Sequenziale
vengono solo brevemente accennati, e si
rimanda per gli approfondimenti, perché
l'obiettivo è provare a suggerire degli
spunti per la loro applicazione ad un
contesto diverso da quello in cui vengono
solitamente adoperati.
FTF e CMC… a ciascun contesto
comunicativo la sua specificità
Riflettere sulle possibilità applicative
di metodi di analisi sviluppati per
l'interazione in presenza (come l'Analisi
Conversazionale e l'Analisi Sequenziale)
rispetto a contesti di interazione
mediata, richiede l'individuazione della
specificità di ciascuna forma
comunicativa.
Mettere in risalto la qualità
dell'interazione che si sviluppa nei due
ambiti è un passaggio ineludibile per
evitare trasposizioni poco pertinenti di
un metodo da un contesto all'altro. Ciò
che invece interessa è cogliere la
specificità del contesto per interrogarsi
sulla specificità metodologica.
L'interazione in presenza (Face To Face),
intesa come conversazione, si avvale sia
di un canale comunicativo strettamente
linguistico/verbale sia di elementi non
verbali/gestuali (postura, sguardo
reciproco, contatto visivo, indicazione…).
Ciò è reso possibile dalla condivisione
dello stesso contesto spazio-temporale:
l'interazione in presenza ha carattere
sincrono; gli attori sono compresenti
nello stesso luogo e nello stesso tempo.
L'interazione mediata (Computer Mediated
Communication), intesa, nel nostro caso,
come threaded discussion (vd. discussione
ad albero nei forum on line) avviene a
distanza. Gli interlocutori non sono
fisicamente compresenti nello stesso luogo
e tempo. La dimensione comunicativa ha
qui, fondamentalmente, carattere testuale:
i partecipanti "depositano"
(esibiscono pubblicamente) nel forum dei
messaggi che possono essere letti dagli
altri in tempi diversi. Il forum mantiene
la memoria della discussione (perché in
esso permangono registrati i vari
contributi) e assicura agli utenti un
tempo di riflessione sul contenuto dei
vari interventi. La comunicazione che
avviene attraverso un forum è dunque una
comunicazione asincrona: ciascuno gestisce
i propri tempi di lettura, riflessione e
scrittura.
La forma discorsiva che si produce
all'interno del contesto mediato dall'uso
di uno strumento tecnologico si pone a
metà strada tra la forma scritta e quella
orale. Si tratta di un WRITTEN INTERACTIVE
REGISTER (Ferrara et al., 1991) ossia di
una caratterizzazione come registro
interattivo scritto. Esso è
fondamentalmente testuale e come tale
organizza l'informazione secondo i canoni
della scrittura: non essendo dato un
confronto diretto ed "immediato"
tra emittente e ricevente il testo deve
avere autonomia comunicativa, deve essere
di per sé efficace ed intellegibile.
Al tempo stesso, però, il discorso
mediato è sempre un discorso interattivo:
il testo del messaggio che si immette in
un forum di discussione si colloca in una
sequenza di interventi e contribuisce alla
creazione di una discussione sociale su un
argomento. Il discorso è, allora,
costruito necessariamente passo passo
(messaggio per messaggio) nell'interazione
(mediata) con l'altro.
Analisi Conversazionale: alcuni
concetti base
L'Analisi Conversazionale è un sistema di
analisi che nasce all'interno della
prospettiva etnometodologica con specifico
riferimento all'analisi dell'interazione
in presenza.
Interesse centrale è la spiegazione della
"produzione/comprensione di sequenze
organizzate e coerenti nel discorso"
(Levinson, 1983, p. 539) ossia l'analisi
dell'andamento conversazionale in
riferimento alle strutture sequenziali di
produzione e comprensione nelle quali il
discorso si articola.
La prospettiva conversazionale assume che
il significato e il valore comunicativo
dell'espressione linguistica risiedano
nella concreta condizione di uso del
linguaggio, nella specificità della
sequenza discorsiva in cui essa compare (Sacks,
Schegloff, Jefferson, 1974).
Conseguentemente, l'espressione
linguistica è studiata all'interno del
contesto di interazione in cui si esprime;
in tal senso, fondante è lo studio di
ciò che Schegloff (1989) definisce come
"discorso in interazione", delle
strutture di partecipazione ad esso ossia
delle modalità attraverso cui i
partecipanti all'interazione discorsiva
gestiscono la conversazione allo scopo di
realizzare la comprensione intersoggettiva
(negoziazione e condivisione di
significati).
Un primo livello di analisi è individuato
nel turno di discorso. Il turno non
corrisponde necessariamente ad un'unità
sintattico/grammaticale o ad una specifica
azione linguistica; esso può essere
definito come "unità osservativa che
corrisponde semplicemente a tutto il
discorso che un unico parlante pronuncia
di seguito" (Fasulo, Pontecorvo,
1999, pag. 39).
La lunghezza del turno è il risultato
delle mosse linguistiche agite dagli
interlocutori; i turni di discorso sono
dunque tra loro interdipendenti (vd.
Schegloff, Sacks, 1973, sequential
implicativeness): ogni mossa
conversazionale è una risposta al
discorso precedente e un'anticipazione del
tipo di discorso che segue. Nel formulare
il proprio intervento, i parlanti mostrano
la propria comprensione del turno
precedente e rivelano le proprie
aspettative rispetto al turno che verrà.
Il sistema di passaggio del turno da un
parlante all'altro è reso possibile in
coincidenza con i punti di rilevanza
transizionale come "punto in cui una
transizione di turno diventa rilevante
ossia è un'opzione possibile" (Fasulo,
Pontecorvo, 1999, pag. 41).
All'interno di un turno di discorso si
possono avere più punti di rilevanza
transizionale; ciascuno di essi definisce
un'unità costitutiva di turno. I punti di
rilevanza transizionale segnano la
completezza di un'unità costitutiva di
turno e rendono possibile l'avvicendamento
del turno.
Analisi Sequenziale: alcuni cenni
Nello studio dell'interazione faccia a
faccia, un approccio che consente e ne
studia l'aspetto temporale è l'analisi
sequenziale. L'elemento temporale è una
caratteristica fondamentale del processo
interattivo che è importante non perdere
nelle fasi di osservazione, misurazione e
analisi. Con l'analisi sequenziale,
infatti, è possibile far emergere
l'elemento temporale dell'interazione,
catturando le sequenze attraverso cui si
sviluppa questo processo.
L'analisi sequenziale si basa
sull'osservazione sistematica delle
dimensioni rilevanti dei fenomeni in
osservazione, e di conseguenza sullo
sviluppo e sull'applicazione di sistemi di
categorie che caratterizzano le dimensioni
di interesse. Ogni dimensione infatti può
essere rappresentata da uno schema di
codifica, ed ogni codice può essere
considerato come una categoria di
comportamento. Così, ad esempio, se la
dimensione di interesse è la mossa
conversazionale, le categorie dello schema
di codifica potranno essere richiesta,
valutazione, asserzione, domanda, ecc. Nei
metodi osservativi la misurazione avviene
con l'applicazione dello schema di
codifica. Si parla infatti di misurazione
"…quando dei codici (o categorie)
vengono assegnati a eventi di interesse
nel flusso corrente del comportamento,
seguendo le definizioni e le regole
chiaramente descritte in schemi di
codifica espliciti" (Gnisci, Bakeman,
2000, p.17). Dall'applicazione del sistema
di categorie, e quindi dalla fase di
misurazione, risulta una tabella in cui le
righe indicano il comportamento che
avviene prima, le colonne indicano il
comportamento che avviene dopo, e le celle
contengono le frequenze delle sequenze
interattive. Riprendendo l'esempio delle
mosse conversazionali, dall'applicazione
dello schema di codifica risulta una
tabella in cui in riga e in colonna ci
sono i diversi tipi di mosse (richiesta,
valutazione, asserzione, domanda, altro) e
nelle celle le frequenze con cui ogni tipo
di mossa segue ogni altro tipo di mossa.
La prima cella, quindi, corrisponde al
numero di volte in cui ad una richiesta è
seguita un'altra richiesta nelle
interazioni osservate.
L'obiettivo dell'analisi sequenziale è
sapere se esiste una relazione sequenziale
tra le variabili ed individuare le
eventuali associazioni significative. Ciò
che si vuole verificare è, quindi, quali
comportamenti nell'interazione sono
significativamente sequenziali a quali
altri, evidenziando in questo modo cosa
segue che cosa nell'interazione. Per
scoprire se esiste una relazione
sequenziale tra le variabili e quindi
capire l'influenza di una variabile
sull'altra, si procede con il calcolo del
chi quadro. Questa statistica, infatti,
permette di sapere se la differenza tra le
frequenze osservate e le frequenze
teoriche è dovuta, o no, al caso. Se la
differenza è dovuta al caso, la
variabilità, e quindi il chi quadro, è
basso; al contrario se la differenza non
è dovuta al caso, la variabilità e il
chi quadro saranno alti. Se controllando i
gradi di libertà si trova un chi quadro
significativo, si può affermare che
esiste un'associazione tra le variabili
analizzate. Quindi, riprendendo l'esempio
delle mosse conversazionali, se
dall'analisi della tabella trovassimo un
chi quadro significativo, potremmo
affermare che esistono alcune tipologie di
mosse conversazionali che si condizionano
sequenzialmente. A questo punto è
interessante scoprire quali sono le mosse
sequenzialmente associate. Per fare questo
si procede con l'analisi dei residui
corretti, quindi si standardizzano le
frequenze e si considerano significativi
quei residui che superano la prima
deviazione standard (|1.96|), dato che in
certe condizioni i residui standardizzati
si distribuiscono in modo normale.
Procedendo, quindi, con l'esempio delle
mosse conversazionali, dopo aver stabilito
con la significatività del chi quadro,
che esiste un'associazione tra le diverse
tipologie di mosse conversazionale,
potremmo calcolare i residui corretti,
interpretare i residui positivi e vedere
tra quali mosse esiste tale associazione.
Potremmo, per esempio, trovare che ad una
asserzione è sequenzialmente associata
una valutazione.
È importante sottolineare che quelli
presentati precedentemente sono alcuni
concetti base dell'analisi sequenziale e
della sua applicazione all'interazione, ma
che è possibile sia analizzare dimensioni
di interesse diverse e quindi applicare
diversi sistemi di categoria, sia
esaminare non solo associazioni
sequenziali contigue (dette a lag 1), ma
anche associazioni più lontane (lag 1,
lag 2, ecc) ottenendo tabelle di
contingenza multivariate (per
approfondimenti cfr. Bakeman, Gottman,
1986, 1997; Bakeman, Quera, 1995; Gnisci,
Bakeman, 2000).
Tra metodi e contesti
Si può riflettere sull'applicabilità di
questi sistemi di analisi rispetto ad un
contesto mediato e, in particolare, ad un
forum di discussione per la costruzione
collaborativa di conoscenza?
Se assumiamo "…come conversazioni
in senso ampio tutti quegli scambi
comunicativi caratterizzati
dall'interazione tra soggetti umani, che
quindi adattano il loro contributo sulla
base della dinamica intersoggettiva con
l'altro…" (Violi, Coppock, 1999,
p.319-320), possiamo individuare
nell'interattività un aspetto da cui
partire. Interattività intesa come
organizzazione sequenziale degli
interventi: una sequenzialità sia in
senso temporale sia di interdipendenza
rispetto alla forma e al contenuto dei
messaggi.
Di seguito ci si interroga su tale
possibilità utilizzando, a titolo
esemplificativo, una discussione
(incentrata sul tema della relazione
educativa) mediata dall'uso del software
Synergeia .
A tal proposito, si riporta una schermata
del software che mostra lo spazio di
discussione e, di seguito, la
visualizzazione del testo di alcune note
contenute postate nel software.

[INFORMAZIONE] RIFLESSIONI | BY MALAKE
| 2004-02-23 11:46 |
E' interessante l'argomento del tuo libro,
soprattutto perché è frutto di una
fatica!
Grazie per le domande puntuali che
meritano una risposta di gruppo: ti farò
sapere le nostre riflessioni anche se
prevedo che sarà faticoso per la nostra
difficoltà di fare "sintesi";
inoltre tu hai colto la mia dimensione
professionale dal precedente intervento […]
Mi sono formata più con il lavoro e meno
sui libri. Condivido ciò che dici ad
Annalisa sull'importanza di avere una
teoria di riferimento per il lavoro,
perché ci troviamo in una giungla di
teorie, metodi, modelli e tecniche e si
rischia di essere vittime del pensiero
debole. […] Il mio lavoro è immerso
nella quotidianità esistenziale
dell'anziano in cui tante sono le
occasioni che mi trovano
"presente" senza intervenire.
Ho fiducia incondizionata nell'uomo, nelle
sue potenzialità e nella capacità (se
sostenuto sul piano razionale ed emotivo)
a risolvere i propri problemi.
[…] Buon lavoro a tutti e tanti saluti
da Malaké.
[DOMANDA] RISPONDERE DEI SEGNI
LASCIATI | BY ROBERTOM | 2004-02-23 11:57
|
che bella questa riflessione:
"Il mio lavoro è immerso nella
quotidianità esistenziale dell'anziano in
cui tante sono le occasioni che mi trovano
"presente" senza
intervenire".
Credo che, mutatis mutandis (quanto mi
piacciono i latinismi! ;D...), questa sia
una definizione che si sposa pienamente
con il lavoro dell'insegnante. Se non
ricordo male, il termine
"insegnante" deriva dal latino
in-segnare cioè "lasciare un segno […]
Dunque, vediamo se siamo d'accordo su
questo: per un insegnante essere
"presente" (lascio aperta la
questione sull'appropriatezza
dell'intervento) significa essere
consapevole che le proprie azioni stanno
lasciando un segno nella vita di altre
persone... è una considerazione
suggestiva vero? […]
[VALUTAZIONE] E
CONTEMPORANEAMENTE...VICEVERSA? | BY
ILAMANCINI | 2004-02-23 13:17 |
Caro Roberto,
concordo sul tuo associare presenza e
consapevolezza del proprio lasciar traccia
nell'altro ma vorrei aggiungere: se siamo
d'accordo sul pensare al processo
educativo come fondato su una RELAZIONE,
la consapevolezza non è anche quella
rispetto alla traccia che l'altro lascia
in noi?
[VALUTAZIONE] I FEED- BACK? | BY
P.GARREFFA | 2004-02-24 11:00 |
Relazionarsi vuol dire crescere e far
crescere! Quel "famoso
feed-back" di cui si sente tanto
parlare...
Personalmente penso di essere cresciuta
come insegnante e come persona anche
grazie ai miei alunni.
[…] Spero di continuare a parlarne
giovedì... ora devo andare, mi aspettano
i miei ... feedback! a Presto!
[RIASSUNTO ] È VERO | BY ROBERTOM |
2004-02-25 11:54 |
infatti! Allora aggiorniamo la definizione
di "presenza":
"essere consapevoli della traccia che
la relazione lascia in noi e negli
altri".
Che ne dite?
|
L'interazione discorsiva mediata si
articola nel conversational thread inteso
come "flusso" comunicativo in
cui contributi in sequenza sviluppano un
argomento seguendo un iniziale contributo
che lo introduce. Come mostra l'immagine,
il conversational thread è graficamente
rappresentato da un albero di discussione
in cui non solo sono elencati i titoli dei
messaggi organizzati in riferimento al
topic trattato ma vengono anche mostrate
le relazioni tra i contributi (le note di
replica sono "indentellate"
rispetto alla nota cui si riferiscono). In
tal modo, gli utenti possono monitorare
costantemente lo sviluppo della sequenza
discorsiva e scegliere in quale punto
"prendere la parola" nel
discorso introducendo il proprio
messaggio. In riferimento agli utenti,
potremmo essere interessati a sapere se
chi emette un messaggio condiziona
sequenzialmente l'emittente successivo. In
questo caso il sistema di categorie
comprenderà tutti i partecipanti al forum
di discussione (prendendo l'esempio in
figura avremo: Nicola-Basile, RobertoM,
malake, IlaMancini, P.Garreffa,
DanielaScaccia, D.Cesareni) e
l'applicazione dell'analisi sequenziale
con questo sistema di categorie
permetterà di individuare se esistono
delle associazioni sequenziali tra gli
emittenti dei messaggi. Se i partecipanti
al forum ricoprono ruoli specifici,
un'analisi di questo tipo diventa ancor
più rilevante perché permette di
individuare particolari rapporti tra i
vari emittenti.
Nella comunicazione asincrona tipica di un
forum di discussione, e nello specifico
caso qui considerato, osserviamo modalità
di ricostruzione del passaggio di turno
all'interno del messaggio che si immette.
Si può avere, ad esempio, la ripresa di
aspetti formali e di contenuto del
messaggio cui si replica.
Nella sequenza riportata, ad esempio,
nell'intervento "RISPONDERE DEI SEGNI
LASCIATI", Roberto M. costruisce la
presa di turno citando testualmente parte
dell'intervento cui sta replicando
("RIFLESSIONI ") ed assumendo
tale citazione come base per il proprio
intervento (che bella questa
riflessione:"Il mio lavoro è immerso
nella quotidianità esistenziale
dell'anziano in cui tante sono le
occasioni che mi trovano
"presente" senza
intervenire"). La citazione del
messaggio pare esprimere l'individuazione
di un punto rilevante nel contributo che
precede, punto che serve da aggancio per
lo sviluppo del proprio intervento, punto
di rilevanza transizionale.
Oltre che attraverso la citazione, la
presa di turno è realizzata anche
attraverso la ripresa di aspetti
lingustico/formali. Si veda a tal
proposito l'intervento "E
CONTEMPORANEAMENTE...VICEVERSA?", in
cui si osserva sia il ricorrere dei
"termini della questione"
(presente/consapevole,
presenza/consapevolezza) nonché la
ripresa dell'interlocutore (caro Roberto)
come a stabilire, in una specie di
trascrizione di un'interazione parlata, un
effetto di scambio diretto.
L'assunzione di turno attraverso il
riferimento diretto ad un'altra persona
rappresenta una delle modalità possibili.
Potrebbe essere interessante individuare
delle categorie che si riferiscono alle
modalità di presa di turno e osservare se
tra esse esiste una relazione sequenziale.
In riferimento alla figura riportata, il
sistema di categorie sulle tipologie di
assunzione di turno potrebbe comprendere,
oltre al riferimento diretto ad un'altra
persona, anche l'assunzione in prima
persona (quella di Nicola-Basile e la
prima di RobertoM) o l'assunzione
impersonale (malake, la seconda di
RobertoM, P.Garreffa).
Ulteriori interessi di ricerca potrebbero
riguardare le associazioni sequenziali sul
contenuto dei messaggi. In questo caso si
potrebbe procedere in diversi modi.
Facendo riferimento all'esempio riportato,
un modo potrebbe essere prendere come
categorie quelle che gli emittenti stessi
scelgono per il proprio messaggio e che è
possibile individuare all'inizio di ogni
nota. Il sistema di codifica, come si nota
in figura, potrebbe comprendere le
seguenti categorie: domanda,
organizzazione, informazione, valutazione,
riassunto. In questo caso è interessante
osservare anche le associazioni più
lontane (lag 2, lag 3, ecc.). Osservando
la figura risulta intuitivo il concetto:
per esempio, il messaggio "POST
ERRATO…SCUSATE!" è a lag 1
rispetto al messaggio "BENVENUTA
MALAKE", mentre il messaggio
"RIFLESSIONI" è a lag 0
rispetto al messaggio "POST ERRATO…SCUSATE!"
e a lag 1 rispetto al messaggio "
BENVENUTA MALAKE ", e così via.
Potrebbe essere interessante, però,
prendere anche in considerazione il testo
dei messaggi lasciando all'osservatore il
compito di creare il sistema di categorie.
Relativamente al testo del messaggio si
può pensare ad un'analisi tra categorie
che si riferiscono ad interi messaggi
oppure si possono segmentare i messaggi,
categorizzare i segmenti di ogni messaggio
e procedere con l'analisi sequenziale.
Soprattutto in questi casi
l'individuazione delle categorie che
riassumono ed identificano il messaggio,
oltre che dipendere dagli obiettivi e
dalle ipotesi dello studio, è
particolarmente difficoltosa e nello
stesso tempo rilevante.
Riflettere sulle modalità attraverso cui
segmenti di messaggi precedenti sono
incorporati all'interno di un nuovo
contributo consente di individuare le
operazioni che il lettore compie sul
testo. Nella costruzione sociale del
discorso che ha luogo nel forum, la
citazione del discorso dell'altro nel
proprio discorso sembra sostenere la
continuità e fluidità dello scambio.
Se il messaggio è il nostro "turno
di discorso mediato", la
riproposizione del segmento può essere
interpretata come l'individuazione di un
punto rilevante del discorso e il segmento
come unità costitutiva di turno.
Guardando ai segmenti dei vari messaggi si
può pensare di ricostruire le pratiche di
co-costruzione del discorso attraverso la
sequenza delle note. Nell'esempio
riportato, la definizione del concetto di
presenza del docente nella relazione
educativa è co-costruita trasversalmente
attraverso le note. Nell'intervento
"RISPONDERE DEI SEGNI LASCIATI",
Roberto M. propone che <<essere
"presente" […] significa
essere consapevole che le proprie azioni
stanno lasciando un segno nella vita di
altre persone...>>. Gli interventi
successivi, "E
CONTEMPORANEAMENTE...VICEVERSA?" e
poi "I FEED- BACK?", pur
esprimendosi in accordo con l'idea
avanzata, ne propongono una ridefinizione:
<<la consapevolezza non è anche
quella rispetto alla traccia che l'altro
lascia in noi?>> e ancora
<<Relazionarsi vuol dire crescere e
far crescere!>>.
Su tale base, l'intervento conclusivo di
Roberto M. ("È VERO") opera una
riparazione procedendo ad una
riformulazione del concetto:
<<aggiorniamo: "essere
consapevoli della traccia che la relazione
lascia in noi e negli altri">>.
Qualche riflessione conclusiva
Alla luce di quanto fin qui detto,
proponiamo alcune considerazioni che
individuano non già un punto d'arrivo
quanto spunti per ulteriori riflessioni
riguardo all'applicabilità di aspetti
dell'Analisi Conversazionale e
dell'Analisi Sequenziale rispetto a
sistemi di comunicazione mediata.
Emergono alcuni elementi di cautela in
questo genere di riflessione. Fondamentale
è muovere dalla peculiarità della
comunicazione mediata ricercandone la
specificità nel contesto d'uso dello
strumento tecnologico: le risorse offerte
dalla mediazione tecnologica non sono
rilevanti di per sé ma assumono
significato rispetto alla qualità e alle
finalità dell'attività che questa media.
In tal senso, è allora importante,
partendo dalle ipotesi di ricerca,
definire un sistema di categorie che
individui in modo coerente e quanto più
esaustivo le dimensioni rilevanti dei
fenomeni di interesse.
Inoltre sembra possibile guardare alla
gestione locale del sistema assumendo come
riferimento non un intero albero di
discussione ma un thread (nota iniziale e
repliche) e analizzando in esso lo
sviluppo della sequenza discorsiva sia
rispetto ai meccanismi conversazionali
agiti sia rispetto all'esistenza di
relazioni sequenziali significative
(contigue e non).
Note
In Synergeia è prevista una forma di
comunicazione asincrona in uno spazio di
discussione definito come Area di
Costruzione di conoscenza in cui ciascun
utente ha la possibilità di introdurre
delle note per avviare ed organizzare una
discussione circa un problema/tema o di
replicare a note già esistenti
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