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Nella
storia della formazione a distanza è
ormai accolta la distinzione introdotta
originariamente da Garrison (1985) e
Nipper (1989) tra tre
"generazioni", una prima basata
sulla corrispondenza postale, di origine
ottocentesca, una seconda, riportabile
agli anni '60-'70, di tipo massmediale,
una terza che si avvale dell'impiego
delle reti telematiche, soprattutto nelle
forme di computer conferencing.
Della terza generazione Garrison
sottolinea soprattutto il versante dal
punto di vista del miglioramento
dell'interazione insegnante-studente,
mentre Nipper sottolinea il recupero di un tratto storico
tipico dell'educazione degli adulti che
tradizionalmente si è caratterizzata con
lavoro collaborativo di gruppo.
Sviluppando le implicazioni del contributo
di Nipper si può tuttavia concludere che
non è sufficiente l'impiego delle
tecnologie delle reti a caratterizzare la
terza generazione; queste possono essere
usate anche secondo un'ottica di
"seconda generazione", in forma
erogativa, semplicemente per inviare
materiali ai corsisti, ecc. La vera
differenza sta nel fatto che nelle prime
generazioni "l'apprendimento non è
visto veramente come un processo sociale e
quindi non implica interazioni dinamiche
con/tra studenti e docenti. [...] Poiché
non vi è interattività, la classe non
viene estesa nel senso sociale e cognitivo
del termine ma è dis-integrata.
L'apprendimento è trasformato in un
processo individuale anziché
sociale" (Nipper, 1989).
Il tratto distintivo della terza
generazione va dunque cercato nel
superamento della "distanza
sociale", nel fatto che
l'apprendimento torna ad essere un
"processo sociale".
Ciò accade in virtù delle nuove
possibilità di attuare forme di
condivisione e di dialogo interpersonale,
applicabili non solo nel senso della
relazione alunno-docente, ma anche
alunno-alunno. Come sottolinea Trentin
(1999) le reti consentono non solo una
comunicazione del tipo uno-uno e
uno-molti, ma anche una comunicazione
molti-molti, in cui quindi ogni discente
può anche stabilire interazioni e
rapporti cooperativi con gruppi più o
meno ampi degli altri allievi: si ha così
anche la possibilità di dar vita a classi
virtuali, con complesse dinamiche
relazionali e collaborative, per taluni
versi analoghe a quelle che si possono
sviluppare nelle classi reali.
Il senso di far parte di una comunità in
movimento e la capacità di creare un
ambiente emotivamente valido e ricco di
rapporti interpersonali e collaborativi
sono dunque componenti caratterizzanti gli
ambienti di terza generazione, sottolineate
dai maggiori autori del settore (Harasim,
Palloff, Pratt, White, Weight, Draves).
E' su questo punto che si fa netta la
distinzione con i sistemi di seconda
generazione in cui predomina piuttosto il
senso di un apprendimento come attività
condotta in isolamento.
(Adattato da Calvani e Rotta, 2000)
Bibliografia
Calvani
A. e Rotta M. (2000), Fare formazione in
Internet. Manuale di didattica online,
Erickson, Trento.
Garrison G. R. (1985), Three generation
of technological innovation, «Distance
Education», n. 6, pp. 235-241.
Nipper S. (1989), Third generation
distance learning and computer
conferencing, in Mason R.D. e Kaye
A.R. (a cura di), Mindweave: Communication, computers
and distance education, Oxford, UK,
Pergamon Press.
Trentin G. (1999), Telematica e
formazione a distanza: il caso Polaris,
Milano, Angeli.
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