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Internet
e bambini. Perché? E come?
di Giovanni Marcianò
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Internet
a scuola. Perché
La presenza del web nei locali scolastici conta ormai oltre
dieci anni. Rammento ancora quando, nel 1996, cedetti alle
insistenze di colleghi con cui da alcuni anni condividevo
esperienze di sviluppo di ausili multimediali per la didattica
disciplinare. E provai a cercare di capire cosa avesse Internet
di utile per chi - come noi - era alla ricerca di qualche
strumento in più da mettere nella "cassetta degli attrezzi"
[Romei] dell'insegnante.
Allora Google era ancora da venire, ma c'era "Altavista" che
come motore di ricerca consentiva una certa attività d'indagine
del web. Non dico quale fu la prima ricerca che il giovane
collega di informatica mi aiutò a condurre, per capire come
operare. Ma la prima ricerca di tema scolastico mi portò subito
sul sito di un Istituto di Chiavari, che mi colpì per il fatto
di avere in linea materiali didattici di chimica, programmazioni
dettagliate pronte per altri colleghi.
Essendo presente la mail del collega-autore del sito, mi fu
naturale scrivergli e cominciare con lui a discutere in merito
al "perché" mettere su Internet i suoi personali elaborati,
e a seguire entrare più nel merito sui possibili utilizzi
di quel lento e complesso strumento, modem a 14,4 Kb, nell'era
dei CD-ROM che permettevano l'impiego di audio-video ecc.
Non lo sapevamo, ma stavamo "collaborando online", pratica
oggi comune e che certamente non ha bisogno di spiegazioni.
L'esito di quell'incontro in rete fu che io mi convinsi del
valore del web come spazio di incontro, anche se restavo scettico
su un vero e proprio impiego "didattico" dato il grande divario
di potenzialità espressive tra il web e l'authoring multimediale
(di allora …). Parlo dal punto di vista del docente che vuole
realizzare ausili didattici per la propria classe, e non solo.
Questo avvio anedottico per introdurre il primo "perché affermativo"
alla domanda che nel titolo mi ponevo.
L'occasione di incontro e scambio tra colleghi è certamente
un primo valido motivo che giustifica il ricorso a Internet
in contesto scolastico.
E infatti in molti dei contributi raccolti in questo numero
di Form@re viene illustrato un alacre lavoro online tra docenti
per predisporre quanto necessario al realizzarsi di collaborazioni
tra classi e alunni. E oggi incontrarsi in rete è davvero
semplice, sia ricorrendo a servizi ad hoc come nel caso di
Kidlink (1), che semplifica e
favorisce l'incontro tra docenti con comuni intenti didattici,
sia tesaurizzando l'incontro virtuale realizzato in forum
connessi a corsi a distanza, dell'INDIRE o di altre agenzie
formative o Università.
Internet a scuola. Come
Per analizzare in modo globale i diversi modi di svolgere
"didattica collaborativa a distanza" nella scuola elementare
ricorrendo agli strumenti di comunicazione di Internet, propongo
qui tre contesti nettamente caratterizzati, e che si prestano
a essere "modelli" a cui riferire specifiche esperienze concrete.
Propongo modelli, quindi situazioni "in vitro" con i relativi
pro e contro, comunque tutti riferiti al ricorso a Internet
per fare scuola nell'ordine primario.
Un primo modello è quello in cui Internet viene impiegata
solo dai docenti, che gestiscono quindi in prima persona lo
scambio in rete. Questa è una situazione decisamente diffusa,
e si radica nel desiderio di molti insegnanti di proporre
in classe attività di collaborazione nonostante nella loro
scuola manchi un laboratorio connesso a Internet, o in assenza
di sistemi di sicurezza che garantiscano gli alunni dai rischi
di Internet, ma pure di fronte alla personale considerazione
dell'insegnante stesso di non sentirsi pronto a gestire una
classe alle prese in prima persona con la comunicazione in
rete. Ma a mio parere resta importante che infine quel docente
decida di usare Internet, senza i cui servizi non potrebbe
svolgere certe attività didattiche ritenute valide e stimolanti,
anche perché riferite a realtà "distanti" con cui è positivo,
didatticamente parlando, collaborare in un progetto comune.
Un secondo modello vede invece in laboratorio la classe, insegnante
e alunni, a svolgere percorsi programmati con attenzione in
una precedente fase di coprogettazione in rete tra i docenti
che hanno aderito alla proposta. Proposte a volte lanciate
via web in spazi dedicati alla scuola, altre volte nate per
relazioni personali in rete tra i docenti, a seguito di corsi
o iniziative di e-learning a cui han partecipato. Leggere
o sapere cosa è stato realizzato in una certa scuola porta
alla voglia di provare, e molti forum di ForTic o delle successive
iniziative dell'INDIRE hanno proprio innescato questo meccanismo
- positivo - di emulazione.
C'è poi un terzo modello, meno strutturato ma con un forte
riferimento pedagogico al costruttivismo e alla didattica
laboratoriale, per cui il docente percepisce l'aula informatica
o Internet come uno strumento potente a cui è bene esporre
gli alunni, per dare loro modo di fare esperienza diretta
di questa nuova cittadinanza digitale in cui provare a esprimere
la propria creatività e dare sfogo alla loro operosità. In
questa situazione l'insegnante si preoccupa, essenzialmente,
di garantire ai propri alunni un'esperienza positiva, trovando
partner per i progetti attivi e alla misura delle abilità
(tecnologiche, espressive, organizzative …) della propria
classe, e ricercando anche un ambiente virtuale di interazione
sicuro e garantito dai rischi della rete. Nei prossimi paragrafi
entro nel dettaglio di ognuno di questi contesti.
Collaborazioni mediate dagli insegnanti
Sto riferendomi, è chiaro, alla situazione ormai comune in
cui sono gli insegnanti della scuola primaria, dell'infanzia
ed elementare, che usano in prima persona la rete per realizzare
un progetto in collaborazione con qualcuno (collega, associazione,
ente formativo ecc.) che non è prossimo, e con cui non sarebbe
altrimenti facile interagire se non altro per motivi di tempi
e di costi.
Ma l'intento di questa attività online è quello di mettere
in relazioni le classi, gli alunni. Quindi l'insegnante si
trova a essere l'interfaccia umana tra i bambini e la rete.
In una dinamica comunicativa che potremmo descrivere come
segue:
A (alunno) <-> D (docente) <-> WEB <-> D <-> A
Per cui i bambini acquisiscono cognizione dell'esistenza e
della funzionalità di Internet attraverso la mediazione dei
propri insegnanti.
Si tratta di un modello pienamente giustificato da diversi
fattori; è bene averne piena coscienza, per cui mi soffermo
a elencarli.
Prima di tutto in questa situazione didattica non si richiede
alcuna competenza informatica agli alunni. Per cui anche le
diverse personali abilità, spesso acquisite fuori dalla scuola,
non vanno a incidere come elemento di squilibrio nelle dinamiche
di gruppo che la proposta didattica intende attivare.
In secondo luogo l'insegnante può, dalla posizione che assume,
controllare appieno il progredire del progetto, valutando
con attenzione in collaborazione con il collega come procedere.
Ciò vale in particolare quando la collaborazione non è solo
tra due scolaresche, ma tra molte. Ci sarà sempre qualche
classe in ritardo, o qualcuna in anticipo. La rete di insegnanti
opera quindi come regolatore del ritmo di avanzamento del
progetto, nel rispetto dei tempi di ogni realtà.
Infine si annulla ogni rischio connesso all'impiego di strumenti
di comunicazione critici come quelli di Internet. Senza fare
allarmismo, ma doverosamente rispettando le indicazioni responsabili
che giungono dagli organismi europei (2)
come pure dall'Amministrazione scolastica (3),
oggi nessun educatore può evitare di chiedersi quali cautele
debba adottare nel momento in cui porta i suoi alunni in rete.
In questo caso è l'insegnante stesso che previene in prima
persona ogni disguido, dal virus allo spam, dai redirect come
da inopportuni popup. E veniamo agli risvolti negativi di
questo modello. Il primo - è palese - è proprio nel fatto
che gli alunni non fanno esperienza della comunicazione via
Internet, nell'agire in prima persona nella relazione a distanza.
Ciò che da un lato appare cautela e metodo, dall'altro lato
sembra "togliere" agli alunni un'opportunità di crescita cognitiva
e affettiva che ancora oggi solo la scuola può garantire a
tutti indistintamente. Conoscere, vivere Internet è ritenuto
un nuovo diritto, il diritto alla cittadinanza digitale. Non
dimentichiamolo, anche se - doverosamente - dobbiamo interrogarci
su quanto la scuola e l'insegnante sia pronta a garantire
questa altra "educazione", l'educazione alla vita digitale.
Un altro aspetto dubbio di questo modello è l'inevitabile
depauperamento che la produzione della classe, mediata e filtrata
dagli insegnanti, subisce. Al di là di ogni intento censorio
o meritocratico, è inevitabile che una relazione che si esplica
su questi numeri non possa essere umanamente gestita in modo
esaustivo dall'insegnante:
25 <-> 1 <-> WEB <-> 1 <-> 25
i docenti rappresentano palesemente il "collo di bottiglia"
di una comunicazione che vorrebbe essere 25 <-> 25. E dove
anche il lavoro per gruppi riduce il numero di elaborati da
scambiare, rimane tuttavia un deficit di "opportunità comunicativa"
per gli alunni, che si trovano - se considerati ognuno nella
propria individualità - doppiamente mediati, prima dal gruppo
e poi dall'insegnante verso l'alter comunicante:
A (alunno) <-> G (gruppo) <-> D (docente) <-> WEB <-> D <->
G <-> A
venendosi quindi a trovare ancora più lontano dalla realtà
della rete e dal proprio corrispondente.
Tra aspetti positivi e risvolti critici tuttavia questo è
un modo molto diffuso di fare didattica collaborativa con
Internet (4). Ed è certamente
un'esperienza diversa da altre attività di classe correnti,
specialmente se una valida mediazione dell'insegnante riporta
alla classe elementi peculiari che - spesso ammantati di quel
senso magico che le tecnologie hanno per i bambini in età
evolutiva - molto vanno ad incidere sulla crescita cognitiva
e affettiva degli alunni. Come pure si mantiene alto il risvolto
motivante delle attività che nascono in un contesto collaborativo
a distanza, che si ammanta di esotico.
Collaborazioni gestite in parallelo dagli insegnanti
E passiamo a contesti in cui l'impiego di Internet vede in
prima persona all'opera gli alunni, sebbene con la vigile
presenza degli insegnanti. Descriverei queste situazioni in
due fasi:
T1) D <-> WEB <-> D
T2) C <-> WEB <-> C
per cui in primo momento (T1 - progettazione didattica) sono
i docenti che entrano in relazione a stendere il comune progetto
e il relativo piano di attività in rete da poi (T2 - svolgimento
progetto) insegnanti e alunni assieme come classe (C) agiscono
nel laboratorio informatico per svolgere le attività previste.
Questo modello, molto diffuso nella scuola secondaria, va
affermandosi anche nella scuola primaria. È certamente una
esposizione in prima persona degli alunni, in coppia o in
piccoli gruppi seduti alle postazioni informatiche del laboratorio,
a svolgere il progetto didattico concordato e preparato precedentemente
in aula.
Favorisce certamente l'attenzione, l'organizzazione del lavoro,
e responsabilizza notevolmente ogni alunno a rispettare tempi
e impegni presi per poter, nel momento dell'interazione, trovarsi
preparato di fronte ai compagni della classe corrispondente
del progetto collaborativo.
Mentre le attività mediate dall'insegnante, come visto prima,
si svolgono per la classe in aula e non nel laboratorio informatico,
in questo caso invece il progetto dovrà prevedere una alternanza
tra momenti di preparazione in aula, e momenti operativi in
laboratorio. Il primo momento come predisposizione di materiali
/ argomenti oggetto del progetto, il secondo come momento
erogativo / ricettivo di materiali / argomentazioni sviluppati
in aula, e - importante - momento di contatto comunicativo
con il/i compagni/i distante/i.. Una dinamica che regge solo
se si crea un clima partecipato nella classe, che quindi diviene
obiettivo formativo trasversale a ogni progetto che prevede
una collaborazione a distanza.
Ma anche in questo caso ci sono aspetti critici che è bene
tenere presenti. Critica è certamente la fase di progettazione
a distanza tra i docenti. Lo sa bene chi ha pensato - come
nel caso di Kidlink - di realizzare un servizio apposito che
aiuta a sviluppare attività strutturate e collaudate di collaborazione
e conoscenza / comunicazione a distanza tra bambini
(v.
http://www.kidlink.org/italiano/general/intro.html). Non
basta connettersi e trovare un tema di comune interesse, perché
scatti la cooperazione tra gli alunni di scuole, territori,
contesti diversi. E gli insegnanti spesso non hanno (ancora)
una sufficiente esperienza per valutare - a priori - se un'idea
progettuale può avere successo o meno presso i propri alunni.
Aderire a un progetto già validato è un'ottima cosa, specialmente
se si è alla prima esperienza.
L'altro momento critico è quello in laboratorio, con la classe.
Visito molti laboratori scolastici, e da anni. E so bene quante
sorprese può riservare questo ambiente. Le indicazioni prima
segnalate, da parte dell'UE come dal MIUR, relative alle cautele
tecniche e non solo da adottare nell'impiego di Internet a
scuola sono frutto di esperienza specifica. Per cui anche
laddove tecnicamente si è "al sicuro" in realtà, quando l'accesso
è diretto su Internet, tale convinzione è sempre pronta ad
essere smentita dai fatti.
Mi risulta quindi pienamente condivisibile la posizione di
chi, nei contributi presenti in questo numero di Form@re,
dichiara l'importanza dell'esperienza diretta degli alunni
con gli strumenti della comunicazione sincrona e asincrona
su Internet. Ma inevitabilmente mi scatta l'interrogativo
"come?". E non è certo la presenza in laboratorio dell'insegnante
che mi soddisfa, come risposta. D'altro canto il ruolo dell'insegnante
non può essere - per il solo timore dei rischi - trasformato
in quello di un vigilante. Se l'insegnante è in laboratorio
con la classe è perché il progetto prevede un ruolo attivo
e formativo nel momento più delicato, ovvero quello in cui
la comunicazione mediata da Internet si realizza.
Resta quindi aperto da un lato il problema di creare - in
laboratorio - un ambiente di rete protetto e dedicato alle
attività didattiche; dall'altro di stendere una corretta progettazione
dell'interazione collaborativa, con gli insegnanti impegnati
nel realizzare quanto progettato senza forzature, anzi con
massima attenzione agli spunti che spesso gli alunni - e solo
loro - sanno ideare nel corso delle attività. Una soluzione
recente, che viene citata in più di un contributo presente
in questo numero di Form@re, è quella del programma "Il Veliero".
E non è un caso che la versione "scuola" di questo programma
sia nata proprio con la partecipazione delle insegnanti di
scuola primaria che hanno richiesto alla software-house quanto
loro necessario - in laboratorio - per poter operare in modo
efficace, attente alle dinamiche di apprendimento senza alcuna
preoccupazione "tecnica" relativa alla tutela degli alunni
da rischi della rete (5), che
viene garantita dal sistema informatico su cui si basa "Il
Veliero" (6). Un sistema informatico
che reinterpreta gli strumenti di Internet "a misura di classe
e di scuola". Con il limite, ovviamente, che è impiegabile
solo tra scuole/classi che lo adottano, restringendo quindi
il numero di possibili partner a quelli presenti nella community.
Ma a fronte di questo limite, navigazione, posta, chat e motore
di ricerca possono tranquillamente essere dati in mano agli
alunni, specialmente se allo strumento software di aggiunge
l'impiego di una connessone filtrata.
Collaborazioni dirette tra alunni
E veniamo al modello che ritengo più attivo, costruttivista,
tra quelli qui passati i rassegna. Un modello che vede l'alunno
in prima persona agire, e l'insegnante "alle spalle" nel seguire
cosa nasce in rete e come agisce / reagisce l'allievo al flusso
comunicativo. Anche qui, come prima, l'insegnante ha tutta
una delicata opera di progettazione "a monte" dell'esperienza
di laboratorio, da condurre col collega online, e in aula
per la necessaria preparazione della comunicazione in rete
da svolgersi attorno al tema del progetto.
Ma da sottolineare come qui, in aula come in laboratorio,
l'alunno è chiamato a ideare, a progettare e realizzare senza
preoccuparsi se sta facendo bene o se sta sbagliando [Papert,
1999]. Se una ipotesi sarà confermata nel momento dell'interazione,
o smentita. L'obiettivo è proprio quello che Papert più volte
ha indicato come "valenza didattica" delle tecnologie digitali,
ovvero la totale flessibilità di questi ambienti per cui non
è per nulla oneroso sbagliare, anzi, proprio in questi contesti
il metodo euristico può essere valorizzato senza colpevolizzanti
tracce [Papert, 1980].
Ci troviamo quindi in un contesto progettuale così descrivibile:
T1) D <-> WEB <-> D
T2) D <-> A <-> WEB <-> A<-> D
in cui il singolo alunno è soggetto primo della relazione
comunicativa mediata dalla rete Internet, in luogo della classe
intera (insegnante + alunni) come nel modello precedente.
Il docente osserva, sta "dietro" all'alunno per cogliere l'evolversi
del processo comunicativo e poter, quindi, far tesoro delle
dinamiche attivate per i propri scopi didattici.
In questo modello, che non a caso ho definito "costruttivista",
voglio focalizzare l'attenzione del lettore su come l'attività
nel laboratorio informatico in rete possa incidere sull'apprendimento
e sulla acquisizione di competenze negli allievi, ai diversi
stadi evolutivi e secondo diversi approcci didattici. Indipendentemente
dall'oggetto o disciplina dell'attività didattica progettata,
ritengo che:
1. gli alunni assumono la piena centralità nell'attività e
nello studio correlato all'esperienza comunicativa e collaborativa.
A volte questi si dimostrano anche più consapevoli delle inferenze
tra discipline di quanto lo riescano ad essere i loro docenti,
portando con disinvoltura l'oggetto della comunicazione verso
i diversi ambiti del sapere ad esso connessi;
2. i docenti si trovano ad osservare radicali cambiamenti
negli atteggiamenti degli alunni verso la scuola e lo studio.
Nel contesto attivato da progetti collaborativi a distanza,
precedenti passività divengono partecipazione attiva alla
vita scolastica, temi che prima richiedevano tempi di apprendimento
calibrati in settimane vengono bruciati in giorni;
3. la crescita della padronanza di strategie di comunicazione
efficaci diviene un obiettivo trasversale indotto dalle esperienze
dirette di comunicazione in rete, indipendentemente dal tema
e dalla disciplina del progetto. Tale crescita di padronanza
si trasferisce con naturalezza anche sul piano della comunicazione
in presenza.
Quando si attiva un laboratorio di comunicazione - mi piace
definirlo così - a scuola, dovrebbe avere chiaro che si sta
mirando a un obiettivo ben definito: vogliamo costruire competenze
reali negli allievi. Intendiamo favorire un apprendimento
significativo evitando un adeguamento meccanico alle nostre
richieste, vogliamo fare in modo che a scuola si realizzi
un cambiamento del modo di agire dell'allievo attraverso il
cambiamento dei suoi modelli di pensiero.
Il laboratorio di comunicazione mi appare oggi un efficace
ambiente in cui perseguire l'obiettivo sopra indicato. Se
accettiamo la definizione per cui "La competenza risiede nella
mobilitazione delle risorse dell'individuo (conoscenze, abilità,
atteggiamenti, ecc.), e non nelle risorse stesse, e si configura
quindi come un saper agire (o reagire) in una determinata
situazione, in un determinato contesto, allo scopo di conseguire
una performance, sulla quale altri soggetti (superiori o colleghi)
dovranno esprimere un giudizio." [Le Boterf], allora comprendiamo
quanto sia didatticamente semplice, attorno a un progetto
collaborativo a distanza, favorire la crescita delle competenze
dei nostri alunni.
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Richiamando
il modello di Pfeiffer e Jones ripreso da Le Boterf, troviamo
quanto esso sia aderente alla dinamica socio-cognitiva che
scatta nel laboratorio di comunicazione quando un gruppo di
allievi affronta un nuovo problema. Se questa comunicazione
è dinamicamente correlata all'esperienza, porta a sviluppare
analisi e nuove esperienze in un ciclo virtuoso di apprendimento.
Dato il problema e quanto necessario alla sua soluzione (tema
del progetto, esperienze, elaborati, strumenti di comunicazione
sincroni e asincroni sicuri …) i ragazzi avviano l'esperienza
in modo immediato. L'esigenza di comunicazione emerge sia
nel gruppo classe, che in rete coi corrispondenti di progetto.
Comunicando scattano analisi del problema e dei possibili
strumenti di soluzione sempre più approfondite e condivise,
che portano alla generalizzazione del processo e alla sua
applicazione al tema in trattazione.
Conclusioni
Mi piace auspicare che, dopo questi anni di informatica e
multimedialità non sempre impiegate con chiarezza al servizio
della crescita delle competenze dei nostri alunni, con le
tecnologie come strumenti di una didattica che a volte ha
solo riproposto in modi diversi dinamiche di adeguamento meccanico
alle richieste del docente invece di favorire un apprendimento
significativo, ora segua una fase di uso delle TIC al servizio
della crescita cognitiva e affettiva, correttamente finalizzata
allo sviluppo delle competenze multidisciplinari e di base
dei nostri alunni.
Le esperienze raccontate nei contributi raccolti in questo
numero di Form@re sono su questa pista di lavoro.
Bibliografia
Bruner J.J., Verso una teoria dell'istruzione, Armando,
Roma, 1970
Calvani A. Rotta M., Comunicazione e apprendimento in Internet,
Erickson, Trento, 2001.
Fornaca R. - Sante di Pol R., La pedagogia scientifica
del '900, Principato, Milano, 1981.
Le Boterf G., Construire le competénces indviduelles et
collectives, Éditions d'Organisation, Paris, 2000.
Papert S., Mindstorms: Children, computers and powerful
ideas. Basic Books, New York, 1980
Papert S., Logo Philosophy and Implementation - LCSI,
Canada, 1999
Romei, Piero. Autonomia e progettualità. La scuola come
laboratorio di gestione della complessità sociale, La
nuova Italia, Firenze, 1995
Trentin G., Apprendimento in rete e condivisione delle
conoscenze. Franco Angeli, Milano, 2004.
Vygotskij L.S., Pensiero e linguaggio, Giunti-Barbera,
Firenze, 1966
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(*) Giovanni Marcianò,
docente di lettere oggi in servizio con compiti di ricerca
educativa all'IRRE Piemonte, ha collaborato con l'Istituto
Tecnologie Didattiche del CNR di Genova, con il Laboratorio
di Tecnologie Educative dell'Università di Firenze, col
Dipartimento di Scienze dell'Educazione e della Formazione
dell'Università di Torino e con il Dipartimento di Studi
Umanistici dell'Università del Piemonte Orientale "A. Avogadro"
di Vercelli, sempre sul tema dell'applicazione delle metodologie
didattiche centrate sulle TIC. Promuove da anni il costruttivismo
come modello d'impiego delle TIC nella scuola. Dal 1999
si occupa di metodologia didattica nelle azioni di formazione
a distanza per l'aggiornamento del personale della scuola.
Ha curato sulla piattaforma PuntoEdu dell'INDIRE la sezione
"Uso sicuro di Internet a scuola". È coautore di due pubblicazioni
nella collana "I Quaderni" dell'USR per il Piemonte sul
tema della sicurezza nei laboratori informatici scolastici.
Ha curato la r-a online "Un vascello per navigare sicuri"
nell'a.s. 2003/04.
Per approfondimenti http://margi.bmm.it
e contatti margi@bmm.it
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Note
(1) Si veda l'articolo di Pia
Avolio de Martino in questo numero di Form@re
(2) Materiali specifici per la
scuola sono reperibili nel progetto dotSAFE promosso dalla
UE: (http://www.bdp.it/safe/it/guida-it.htm#project)
(3) Nel sito del MIUR vi sono
indicazioni di massima e link per l'approfondimento sul tema
di "Internet consapevole" a scuola (http://www.istruzione.it/innovazione/tecnologie/consapevole.shtml).
L'USR per il Piemonte ha anche diramato una apposita circolare
nel merito, con indicazioni specifiche (CR 142/03 "Linee di
indirizzo per una cultura d'uso corretto delle risorse tecnologiche
e di rete nelle scuole" http://www.piemonte.istruzione.it/normativa/2003/052003/cr142.pdf)
(4) Si veda la ricerca "Gli usi
didattici delle TIC" condotta in collaborazione tra l'U.S.R.
per il Piemonte e il Dipartimento di Scienze dell'Educazione
e della Formazione (DISEF) dell'Università di Torino, nell'a.s.
2004/05. Il report finale è consultabile e scaricabile da
http://www.far.unito.it/tic
(5) Il volume che racconta l'esperienza
di r-a online che ha portato alla nascita della versione per
laboratorio scolastico de "Il Veliero" è consultabile e scaricabile
in versione PDF da http://www.ilveliero.info/pdf/vascello.pdf
(6) per dettagli più tecnici
si veda http://www.ilveliero.info/scuola_prodotto.htm
mentre una valutazione specifica può essere consultata sul
sito dell'INDIRE - Servizio per la valutazione del software
didattico http://www.bdp.it/software/valutati/risult.php?risult=363
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