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Il
Veliero e la ricerca-azione online. Sperimentare un browser
sicuro per bambini
di Giuliana Ceralli (*)
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Il
problema della sicurezza in Internet
Negli anni recenti si è posta all'attenzione di molti educatori
la problematica della sicurezza in Internet e sono state attuate
iniziative di natura operativa ed educativa, sia a livello
normativo sia a livello di misure adottate dalle singole istituzioni
scolastiche.
Come afferma P. Wallace, "Molte preoccupazioni riguardanti
il mondo di Internet coinvolgono i bambini e gli adolescenti…
In molte famiglie sono i bambini che hanno portato la nuova
tecnologia in casa…
Analogamente sono spesso i più giovani che diventano gli avventurieri
della rete e ne esplorano le potenzialità fin negli angoli
più remoti" (Wallace 2000). Tra le diverse preoccupazioni
si è fatta dunque strada quella relativa alla sicurezza dei
piccoli naviganti del cyberspazio.
La Rete è infatti anche una potenziale fonte di rischi, ai
quali sono particolarmente esposti i bambini e i giovani.
Appare allora necessaria un'azione volta da un lato alla promozione
negli adulti (insegnanti e genitori in particolare) di una
consapevolezza dei rischi che può comportare l'utilizzo di
Internet e di una conoscenza delle possibili misure tecnologiche
volte a tutelare i giovani. Dall'altro lato si percepisce
l'urgenza di un'azione orientata ad un'educazione di bambini
e ragazzi affinché essi maturino un uso sicuro, consapevole,
corretto e critico di questa tecnologia, conoscendone sia
le potenzialità sia i rischi e i modi per proteggersi.
L'esperienza "Optimist" come sperimentazione di un browser
per bambini
Nell'ambito di tale problematica trova collocazione un'esperienza
di rete nata per sperimentare a scuola Il Veliero (1),
un browser per la navigazione e la comunicazione sicura dei
bambini in Internet. Accade infatti in questi anni che gruppi
di insegnanti spesso accomunati da una precedente condivisione
di esperienze formative (anche istituzionali a livello nazionale
come i percorsi di formazione che si avvalgono dell'ambiente
Puntoedu), sentano l'esigenza di dare continuità all'azione
formativa in relazione ad alcuni aspetti ritenuti rilevanti
nella propria formazione professionale, potendo in tal modo
condividere spazi progettuali di costruzione di nuove forme
conoscitive (2). Nel caso descritto
gli insegnanti coinvolti nell'esperienza "Optimist" hanno
dunque condiviso l'esigenza di approfondire, mediante il confronto
e l'esperienza sul campo, la tematica dell' "uso sicuro" di
Internet per i bambini.
Gli "attori" coinvolti nell'esperienza e le sue finalità
Hanno aderito all'esperienza undici scuole piemontesi (in
prevalenza scuole primarie) e si è realizzato, a partire dalla
prima metà del 2004, un lavoro collaborativo tra insegnanti,
alunni, dislocati in aree geografiche distanti. Naturalmente
l'esperienza di rete ha visto coinvolti anche altri "attori",
i quali hanno apportato contributi essenziali; è il caso del
gruppo di ricercatori e del coordinatore-facilitatore (3).
In tempi brevi e in diversi contesti scolastici si è messa
alla prova l'efficacia di un nuovo browser e sono scaturite
anche proposte infrastrutturali di implementazione del software,
fondate su esigenze didattiche e rivolte al gruppo dei tecnici-ricercatori.
Ciascun componente del gruppo di insegnanti ha potuto contare
sia su esperienze pregresse relative all'impiego di Internet
e delle TIC in generale nella didattica scolastica, sia sulla
propria disponibilità a confrontarsi e a riflettere su un
tema che presenta ancora punti critici e nodali, intorno ai
quali il dibattito non si è ancora concluso.
La ricerca-azione online come metodologia ispiratrice
Si è dunque affrontata l'esperienza ispirandosi alla ricerca-azione
online, come metodologia che interpreta bene i principi del
costruttivismo sociale, secondo il quale "la conoscenza viene
sempre più spesso considerata come un processo di graduale
negoziazione dialogica tra diversi attori e personaggi coinvolti"
(Calvani - Rotta 2001).
Per quanto riguarda l'infrastruttura utilizzata, la comunicazione
in rete e lo scambio dialogico tra gli attori sono stati facilitati
dall'area di forum "Optimist" (4)
, allestita da SisCAS, Sistema delle Comunicazioni per l'Autonomia
delle Scuole, un progetto del MIUR, Ufficio Scolastico Regionale
per il Piemonte (il promotore della sperimentazione).
Si rimanda chi volesse approfondire il tema dell'impiego di
Optimist quale ambiente di apprendimento e scambio dialogico
ad un documento realizzato da altre colleghe coinvolte in
questa esperienza (v. Accornero M.C., Giorello S., Siega S.,
Optimist: come evolve una comunità di pratica… navigando in
acque sicure…) Ciascun insegnante nel proprio contesto scolastico
ha assunto il ruolo di animatore-facilitatore nei confronti
dei gruppi di alunni-fruitori e in alcuni casi il ruolo dell'attore-sperimentatore
si è ampliato includendo alcuni colleghi (dell'istituzione
scolastica di appartenenza) nell'utilizzo del Veliero e nella
riflessione sull'esperienza con gli alunni. Nel processo attivato
dal progetto "Optimist" si rileva un elemento caratteristico
della R-A, ossia un "approccio circolare del tipo: osservazione-valutazione-intervento-osservazione",
dove la ricerca, il confronto e la soluzione di problemi si
sono sviluppati "in modo ricorsivo (riflessione-azione), con
continui aggiustamenti" e tra i soggetti coinvolti in tale
processo è stato dato uno spazio rilevante ai bambini stessi
(Calvani 2004)
I bambini come protagonisti attivi e fruitori "critici" del
Veliero
Gli alunni sono stati i fruitori "critici" del Veliero, avendone
potuto sperimentare direttamente le diverse funzionalità:
da quelle relative alla navigazione in rete a quelle relative
alla comunicazione online, costituite dalla chat con classi
e bambini remoti e con il personaggio del Capitano, fino alla
messaggistica con lo stesso Capitano. Gli alunni sono inoltre
stati coinvolti indirettamente nel processo di comunicazione
e confronto tra gli adulti del gruppo. Infatti tra gli elementi
condivisi in rete è stato dato particolare rilievo alle osservazioni
e alle riflessioni del bambini stessi, rilevate all'avvio
e poi nel corso dell'esperienza; tanto che si è giunti all'apertura
di un apposito thread ("La parola agli alunni") per condividere
i pensieri dei piccoli protagonisti del percorso di sperimentazione
(5).
Tra le tematiche condivise in rete mi sembra interessante
citare, a titolo esemplificativo, il confronto sulle diverse
modalità adottate per un primo approccio al Veliero da parte
dei bambini; si è passati poi alla riflessione su quali potessero
essere le modalità più adeguate e motivanti per gli alunni
(esplorazione libera, esplorazione guidata, gioco, ricerca
a partire da obiettivi definiti, ecc.); riflessioni ispirate
ad un'attenta osservazione di ciò che avveniva nel corso delle
esperienze di utilizzo del Veliero nei singoli contesti scolastici.
Le caratteristiche della comunicazione in rete e a scuola
Per quanto riguarda le caratteristiche del tipo di comunicazione
realizzata in rete, è possibile riassumerle nei seguenti punti.
- Una comunicazione fluida, immediata, paragonabile per taluni
aspetti ad una conversazione orale, dove l'utilizzo di tecnologie
di tipo asincrono valorizzava la riflessività degli interlocutori
e la possibile revisionabilità degli interventi.
- Una comunicazione "tra pari" di tipo circolare e non gerarchico,
in cui il ruolo del coordinatore del forum Optimist consisteva
nell'amplificare i messaggi, nel chiarire, stimolare la riflessione
alla ricerca di nuovi approfondimenti e campi d'indagine,
nel dare voce ad una nuova forma di conoscenza derivata dal
confronto tra più soggetti, nel cercare punti di convergenza.
- Una comunicazione intersoggettiva in cui ciascuno ha messo
in campo ascolto, ricerca di comprensione e anche contrapposizione,
ma nel rispetto reciproco e nell'assenza di giudizio.
- Una comunicazione centrata su contenuti strettamente correlati
all'azione sul campo da parte degli insegnanti, con la conseguente
possibilità di dar voce al pensiero dei bambini. Lo testimonia
ad esempio l'apertura di thread relativi a specifiche tematiche
sull'utilizzo del Veliero e sull'esperienza di rete in generale
(tra essi cito, a titolo esemplificativo, "Comunicare in rete",
Giocare in rete", Ricercare in rete").
- Una comunicazione dove la "distanza", che spesso comporta
l'utilizzo delle tecnologie di rete per comunicare, è stata
superata anche grazie alla presenza, nel forum, di aree destinate
alla conversazione libera e maggiormente informale (in particolare
l'area "Benvenuto-Caffè").
Nei momenti di sperimentazione in aula o nei laboratori multimediali
delle scuole la formalità ha lasciato ampio spazio ad un tipo
di comunicazione distesa, notevolmente colloquiale con gli
alunni, in un contesto di piacevolezza reciproca dove la libertà
di espressione, la valorizzazione delle potenzialità esplorative,
creative e riflessive, l'accettazione senza giudizio dei pareri
dei singoli bambini, hanno consentito un'intensa relazione
comunicativa insegnante-alunno e alunno-alunno ed una circolarità
di saperi di cui tutti noi ci siamo avvantaggiati.
L'importanza assunta dal contesto ludico di azione ha favorito
una reciprocità in cui Il Veliero si è fatto strumento di
gioco e di possibilità di mettersi in gioco, in una sorta
di mutuo riconoscimento delle nostre soggettività. "L'educazione
non è solo un fatto tecnico ma comporta un gioco di sguardi
reciproci" (Formenti - Gamelli 1998).
I bambini stessi hanno potuto sperimentare direttamente Internet
nella sua dimensione comunicativa, in modalità sincrona e
asincrona, grazie agli strumenti insiti nel browser utilizzato;
per moti di essi è stata la prima occasione, come si può leggere
dai loro commenti riportati nel forum UsoSicuro (6)
.
L'esperienza descritta è stata dunque caratterizzata da uno
stretto legame tra ricerca e azione sul campo, tra conoscenza
e pratica, orientando il percorso ad una "ricaduta didattica".
Come afferma G. Trentin "conoscenza e pratica sono inseparabili.
Non è possibile 'sapere' se non si sa 'fare'. Noi apprendiamo
facendo" (Trentin 2000).
Concludendo… Internet come "scenario d'azione" per adulti
e bambini
Concludendo, ritengo la nostra esperienza vissuta essere pienamente
associabile all'ottica "ottimistica" con cui P. Levy vede
la società "artificiale". Noi insegnanti, in quanto attori
coinvolti, abbiamo potuto sperimentare come il rapporto con
il sapere (inteso anche come scambio, dialogo, arricchimento
reciproco, condivisione di conoscenze e competenze), che viene
favorito dall'evoluzione delle tecnologie dell'informazione
e della comunicazione, può produrre un nuovo "ambiente", con
nuove "soggettività". In questo nuovo "ambiente", secondo
Lévy, non si ha "l'atrofia, ma la virtualizzazione delle percezioni,
la loro estensione, la loro trasformazione e, in un certo
senso, la loro messa in comune" (Lévy 1995).
Mentre P. Lévy poneva già nel 1995 in rilievo il concetto
di "intelligenza collettiva", D. De Kerckove preferisce utilizzare
l'espressione "intelligenza connettiva", riferendosi "ad una
connessione da persona a persona all'interno di una rete molto
specifica" e ponendo in rilievo il fatto che "questo concetto
è formidabile per capire questi processi che la tecnologia
digitale ha apportato, e mi ha permesso di scoprire l'intelligenza,
o, meglio, l'inconscio connettivo ricco di possibilità" (De
Kerkhove 1998).
Allora è possibile vedere "Internet come scenario d'azione"
(Rivoltella 2003), ponendo in rilievo anche il fatto che "la
rete non va pensata come un luogo, ma come un sistema di azioni",
alla cui appartenenza anche i bambini dovrebbero essere progressivamente
educati, in un contesto che tuteli la loro sicurezza e che
li aiuti a scoprire e interiorizzare i modi legittimi e corretti
di abitare il cyberspazio. E questo può contribuire a maturare
nei bambini e nei ragazzi una progressiva consapevolezza e
spirito critico nell'utilizzo delle reti telematiche e delle
tecnologie in generale. "Abitare la rete" significa non solo
"essere presenti" nel cyberspazio, ma sperimentare se stessi
in uno "scenario d'azione" con peculiarità in larga misura
diverse da quelle del mondo reale; significa sperimentare
e scoprire progressivamente, nella relazione virtuale e reale
con i coetanei e con gli adulti, un sistema di regole (netiquette)
che favoriscono un'interazione positiva e collaborativi, la
quale consente di stare bene con se stessi e con gli altri.
Ovviamente non può essere solo un software (o altri strumenti
tecnologici), per quanto innovativo, ad assicurare un valore
aggiunto all'utilizzo di Internet e delle TIC nella didattica
scolastica. Sarà piuttosto determinante la capacità degli
insegnanti di inserire questo "oggetto" all'interno di una
progettazione che dia senso e scopo a quanto si fa a scuola;
infatti "le nuove tecniche devono essere apprese con modalità
flessibili e che richiedano la consapevolezza immediata della
loro possibile collocazione in progetti educativi e didattici
dai contorni chiari e definiti" (Guerra 2002). "È dunque una
buona integrazione tra tecnologie e metodologia che può fornire
qualcosa in più" (Calvani 2002), associata ad una consapevolezza
di finalità e obiettivi educativi rilevanti per la crescita
di bambini e ragazzi nella loro interazione col cyberspazio.
Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti sull'esperienza
descritta si rimanda alla lettura del documento avente per
titolo "Un caso di "ricerca-azione" finalizzato ad un browser
sicuro per la scuola primaria" (7).
Infine, per un approfondimento della tematica relativa al
rapporto tra i giovani e Internet, mi sembra utile segnalare
due documenti consultabili in rete:
- "Il 'viaggio' del bambino in Rete: itinerari, esperienze,
attese. La prima analisi europea sui comportamenti dei bambini
nel web"; (8)
- "Educazione all'uso consapevole delle tecnologie. I risultati
della ricerca". (9)
Bibliografia
Calvani A. Rotta M., Comunicazione e apprendimento in Internet,
Erickson, Trento, 1999.
Fadini U., Sviluppo tecnologico e identità personale,
Dedalo, Bari, 2000.
Formenti L., Gamelli I., Quella volta che ho imparato.
La conoscenza di sé nei luoghi dell'educazione, Raffaello
Cortina Ed., Milano, 1998
Guerra L. (a cura di), Educazione e tecnologie. I nuovi
strumenti della mediazione didattica, Ed. Junior, Azzano
S. Paolo (BG), 2002
Preece J., Comunità online. Progettare l'usabilità, promuovere
la socialità, Tecniche Nuove, Milano, 2001.
Rivoltella P.C., Costruttivismo e pragmatica della comunicazione
on line, Erickson, Trento, 2003.
Trentin G., Apprendimento in rete e condivisione delle
conoscenze, FrancoAngeli, Milano, 2004.
Wallace P., La psicologia di Internet, Raffaello Cortina,
Milano, 2000.
Sitografia
Form@re, Newsletter per la formazione in rete, http://formare.erickson.it
Il Veliero, http://www.ilveliero.info
LTE (Laboratorio di Tecnologie dell'educazione), Università
di Firenze, http://www.scform.unifi.it/lte/default.asp
Mediamente, biblioteca digitale, http://www.mediamente.rai.it/biblioteca
Obiettivo Minori, http://www.obiettivominori.it
(*) Giuliana Ceralli - giuliana.ceralli@tin.it
Insegna nella scuola primaria presso l'Istituto Comprensivo
"D. Di Nanni" di Grugliasco (TO), nel quale si occupa, già
da alcuni anni, di promuovere l'utilizzo delle tecnologie
informatiche a livello di scuola elementare, svolgendo anche
attività di formazione e consulenza ai docenti (in presenza
e in modalità blended learning). Si interessa alle tematiche
dell'uso sicuro e consapevole di Internet e della collaborazione
in rete. Ha conseguito la laurea in Formatore Multimediale
presso l'Università di Firenze e in tale percorso ha potuto
anche approfondire lo studio (sul piano della riflessione
teorica e su quello operativo) delle problematiche relative
alla CMC, alla valenza educativa delle TIC in ambito scolastico
e all'e-learning, parallelamente all'esperienza sul campo.
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Note
(1) Per approfondimenti e conoscenza
degli sviluppi di questo browser sicuro vedi il sito de
Il Veliero (http://www.ilveliero.info)
(2) Cfr. "Le comunità degli
ex-corsisti", in Trentin G., Comunità di pratica professionali
fra insegnanti: finalità e tipologie di aggregazione, Form@re,
Erickson, 2003 (http://formare.erickson.it/archivio/set_ott03/2trentin.html)
(3) Per approfondimenti sul
gruppo di attori coinvolti nell'esperienza vedi Ceralli
G. - Strino M.G., Un caso di "ricerca-azione" finalizzato
ad un browser sicuro per la scuola primaria, Atti Expo e-learning
Ferrara 2004 (http://www.ilveliero.info/pdf/ALL_N_ricerca_azione.pdf)
(4) Nel forum "Usosicuro" di
SisCAS è possibile consultare parte della comunicazione
relativa all'esperienza (http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(5) Nel forum Usosicuro di
SisCAS è possibile leggere alcuni pensieri degli alunni
(http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(6) Tra i "frutti" del progetto
Optimist vi è stata l'area per la scuola primaria nel forum
pubblico "UsoSicuro" del MIUR - USR Piemonte (http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(7) Ceralli G. - Strino M.G.,
Un caso di "ricerca-azione" finalizzato ad un browser sicuro
per la scuola primaria, Atti Expo e-learning Ferrara 2004
(http://www.ilveliero.info/pdf/ALL_N_ricerca_azione.pdf)
(8) Il documento (in forma
di presentazione) è consultabile sul sito del MIT (Ministero
per l'Innovazione e le Tecnologie) a partire dall'indirizzo
http://www.innovazione.gov.it/eng/mit_informa/news/allegati/I_bambini_online.pdf
(9) I documenti relativi alla
ricerca sono prelevabili dal sito Obiettivo Minori (http://www.obiettivominori.it)
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