Lo sviluppo del
software propone risposte sempre più
personalizzate: dopo le pagine
statiche (html), si sono avute le
pagine attive (asp, php, jsp) che
permettono all'utente di inserire
materiali ed modificare in parte la
struttura stessa dell'ambiente; oggi
abbiamo linguaggi personalizzabili (xml
in tutte le sue varianti ed evoluzioni
fino all'sxml) che permettono al
progettista di creare tag e che
ridefiniscono la distanza tra
programma e dato.
Grazie a queste tecnologie si sono
modificati anche gli ambienti, in
particolare gli ambienti di
apprendimento e quelli delle comunità
e cambia il ruolo del membro della
comunità o della classe virtuale.
Parlo di ambienti evoluti in quanto
molti corsi universitari on line sono
in realtà delle semplici repository,
ovvero deposito di documenti Adobe
Acrobat o Microsoft Power Point che il
povero studente deve leggere. Negli
stessi ambienti si trovano anche forum
e chat, come se il solo inserire in un
ambiente uno strumento di
comunicazione, senza che il suo
utilizzo sia previsto dall'attività
didattica, trasformi una FAD di
seconda in una FAD di terza
generazione (Trentin, 1998).
Precedenti numeri di Form@re hanno
esplorato le potenzialità dei vari
tool per operare in rete.
I forum ad esempio che permettono di
creare una rete di messaggi tra vari
autori. O i blog; e non si parla solo
di singoli blog in cui differenti
soggetti si intrecciano e collegano i
propri scritti ma anche di mondo blog
come rete di link presenti in
differenti blog che si rimandano l'un
l'altro.
In questa sede
vorremmo indicare il successivo
passaggio: predisporre nei singoli
tool meccanismi che automaticamente
permettano di linkare messaggi a
messaggi o materiali presenti in altri
tool.
Uno dei primi prodotti già realizzati
consiste nel costruire dei blog/bacheca/diario
personali con materiali che durante la
navigazione nel sito vengono letti,
scelti, prelevati ed inviati appunto
al blog/repository personale. I
materiali possono essere messaggi del
forum, mail, frammenti di documenti
presenti, immagini. Evidente è la
potenzialità dello strumento in
direzione della personalizzazione: il
blog diviene una combinatoria, un blob
personale che disegna una propria
dinamica identità.
Un caso particolare della ipotizzata
struttura reticolare tra tool è l'E-portfolio
di cui si parlerà in uno specifico
contributo. Nell'E-portfolio
realizzato e sperimentato
all'Università di Udine i messaggi e
le osservazioni presenti in bacheca o
nel forum possono essere inseriti in
una mappa.
La possibilità di
costruire strutture reticolari sempre
più personalizzabili e complesse,
diviene uno strumento centrale anche
per le comunità di pratica.
L'ambiente è una struttura
autopoietica e la sua organizzazione e
i legami tra i suoi materiali diviene
una esplicitazione della comunità
stessa.
Tali legami possono essere frutto di
interventi diretti dei membri della
comunità: in questo caso i tool
dell'ambiente offrono modalità di
evidenziare frammenti dei materiali
presenti, esportarli o collegarli con
altri materiali. Un esempio è
l'ambiente di apprendimento on line
ADA (open source) della LINKS in cui
lo studente, mentre studia, può
inserire delle note e iniziare un
forum in qualsiasi punto dei materiali
offerti dai docenti.
Altre volte i tool operano in modo
automatico. Un esempio potrebbe essere
il metamotore di ricerca KartOO (http://www.kartoo.com/).
La peculiarità del motore di ricerca
francese, precedentemente attivo in
Germania, Gran Bretagna e Spagna, è
la presentazione grafica dei risultati
delle ricerche effettuate. Invece del
classico elenco testuale, infatti,
KartOO presenta i risultati come nodi
di una mappa collegati da link creati
dal metamotore e identificati da una
parola chiave; usa una metafora di
pianeti uniti tra di loro con
orbite-link. La ricerca diventa così
un'avventura, un vero e proprio
viaggio tra le parole chiave e la
dimensione dei pianeti è
proporzionale all'inerenza che hanno
con il topic ricercato. Il motore
associa modalità tipiche dei motori
di ricerca (presenza di stringhe nelle
pagine) a modalità semantiche ovvero
associa blocchi di nodi con concetti
chiave e separa blocchi di nodi tra
loro differenti per significato. Ad
esempio la ricerca sulla parola TASSO
propone differenti galassie: quella
relativa all'animale (meles meles),
quella relativo a Torquato Tasso,
quella al prof. C. Tasso. Vi è poi la
galassia relativa al tasso barbasso
(albero) e una serie di pagine
autonome in cui la parala tasso ha un
significato economico e/o statistico.
Sicuramente la ricerca a volte propone
dei collegamenti forzati, altre volte
non prende in considerazione
collegamenti ovvi. Significativa è la
rappresentazione non lineare ma a
mappa dei risultati.
Le tecnologie
presentate facilitano l'aggregazione
di nodi, di pagine, di materiali. Sia
con modalità in cui il navigatore
interviene direttamente, sia con
modalità automatiche, l'effetto è lo
stesso: produrre dei cluster. La
situazione sembra richiamare i livelli
di ordine proposti da Heinze von
Foester: si inizia con l'ordine
dall'ordine, estremamente regolare, si
passa all'ordine dal disordine, di
origine statistica, e si arriva
all'ordine dal rumore, dal noise. (Foester,
1960) L'ordine dal rumore sembra
annullare la predizione del secondo
principio della termodinamica e crea,
in ambiti limitati, sistemi ordinati,
organizzazioni di particelle, zone di
ordine localizzato. È un ordine
puntuale e limitato, un ordine che ha
caratteristiche molto personali e che
si nutre della sua stessa
autoorganzizazione.
Sono cellule, sono strutture viventi,
sono conoscenze, sono gruppi sociali.
Le comunità di pratica (Wenger, 2002)
sono strutture autopoietiche ed
autoorganizzate. La personalizzazione
anche in questo caso non è solo la
linfa che le nutre ma è anche il loro
prodotto: la struttura mentre si
amplia produce e sviluppa la propria
identità e si differenzia dalle
comunità che la circondano.
Gli strumenti di rete facilitano la
produzione di tali identità grazie
alla possibilità di realizzare
strutture dinamiche e autopoietiche.
Mentre le relazioni fra i materiali si
accrescono, l'identità della
comunità si definisce sempre più,
come se uscisse da una nebulosa. La
comunità si definisce, costruisce una
immagine personalizzata e
contemporaneamente accresce la sua
potenzialità euristica. Quando perde
tale potenzialità, quando la crescita
della struttura non corrisponde ad un
equivalente aumento delle
potenzialità interpretative, la
parabola di vita della comunità
inizia la sua fase discendente. È
proprio Wenger ad individuare nella
vita delle comunità una fase
ascendente, una di massimo sviluppo ed
un lento regredire.