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  a cura di Antonio Calvani 



















 

 


Interazione e comunità di pratiche

Lo sviluppo del software propone risposte sempre più personalizzate: dopo le pagine statiche (html), si sono avute le pagine attive (asp, php, jsp) che permettono all'utente di inserire materiali ed modificare in parte la struttura stessa dell'ambiente; oggi abbiamo linguaggi personalizzabili (xml in tutte le sue varianti ed evoluzioni fino all'sxml) che permettono al progettista di creare tag e che ridefiniscono la distanza tra programma e dato.
Grazie a queste tecnologie si sono modificati anche gli ambienti, in particolare gli ambienti di apprendimento e quelli delle comunità e cambia il ruolo del membro della comunità o della classe virtuale.
Parlo di ambienti evoluti in quanto molti corsi universitari on line sono in realtà delle semplici repository, ovvero deposito di documenti Adobe Acrobat o Microsoft Power Point che il povero studente deve leggere. Negli stessi ambienti si trovano anche forum e chat, come se il solo inserire in un ambiente uno strumento di comunicazione, senza che il suo utilizzo sia previsto dall'attività didattica, trasformi una FAD di seconda in una FAD di terza generazione (Trentin, 1998).
Precedenti numeri di Form@re hanno esplorato le potenzialità dei vari tool per operare in rete.
I forum ad esempio che permettono di creare una rete di messaggi tra vari autori. O i blog; e non si parla solo di singoli blog in cui differenti soggetti si intrecciano e collegano i propri scritti ma anche di mondo blog come rete di link presenti in differenti blog che si rimandano l'un l'altro.

In questa sede vorremmo indicare il successivo passaggio: predisporre nei singoli tool meccanismi che automaticamente permettano di linkare messaggi a messaggi o materiali presenti in altri tool.
Uno dei primi prodotti già realizzati consiste nel costruire dei blog/bacheca/diario personali con materiali che durante la navigazione nel sito vengono letti, scelti, prelevati ed inviati appunto al blog/repository personale. I materiali possono essere messaggi del forum, mail, frammenti di documenti presenti, immagini. Evidente è la potenzialità dello strumento in direzione della personalizzazione: il blog diviene una combinatoria, un blob personale che disegna una propria dinamica identità.
Un caso particolare della ipotizzata struttura reticolare tra tool è l'E-portfolio di cui si parlerà in uno specifico contributo. Nell'E-portfolio realizzato e sperimentato all'Università di Udine i messaggi e le osservazioni presenti in bacheca o nel forum possono essere inseriti in una mappa.

La possibilità di costruire strutture reticolari sempre più personalizzabili e complesse, diviene uno strumento centrale anche per le comunità di pratica. L'ambiente è una struttura autopoietica e la sua organizzazione e i legami tra i suoi materiali diviene una esplicitazione della comunità stessa.
Tali legami possono essere frutto di interventi diretti dei membri della comunità: in questo caso i tool dell'ambiente offrono modalità di evidenziare frammenti dei materiali presenti, esportarli o collegarli con altri materiali. Un esempio è l'ambiente di apprendimento on line ADA (open source) della LINKS in cui lo studente, mentre studia, può inserire delle note e iniziare un forum in qualsiasi punto dei materiali offerti dai docenti.
Altre volte i tool operano in modo automatico. Un esempio potrebbe essere il metamotore di ricerca KartOO (http://www.kartoo.com/). La peculiarità del motore di ricerca francese, precedentemente attivo in Germania, Gran Bretagna e Spagna, è la presentazione grafica dei risultati delle ricerche effettuate. Invece del classico elenco testuale, infatti, KartOO presenta i risultati come nodi di una mappa collegati da link creati dal metamotore e identificati da una parola chiave; usa una metafora di pianeti uniti tra di loro con orbite-link. La ricerca diventa così un'avventura, un vero e proprio viaggio tra le parole chiave e la dimensione dei pianeti è proporzionale all'inerenza che hanno con il topic ricercato. Il motore associa modalità tipiche dei motori di ricerca (presenza di stringhe nelle pagine) a modalità semantiche ovvero associa blocchi di nodi con concetti chiave e separa blocchi di nodi tra loro differenti per significato. Ad esempio la ricerca sulla parola TASSO propone differenti galassie: quella relativa all'animale (meles meles), quella relativo a Torquato Tasso, quella al prof. C. Tasso. Vi è poi la galassia relativa al tasso barbasso (albero) e una serie di pagine autonome in cui la parala tasso ha un significato economico e/o statistico. Sicuramente la ricerca a volte propone dei collegamenti forzati, altre volte non prende in considerazione collegamenti ovvi. Significativa è la rappresentazione non lineare ma a mappa dei risultati.

Le tecnologie presentate facilitano l'aggregazione di nodi, di pagine, di materiali. Sia con modalità in cui il navigatore interviene direttamente, sia con modalità automatiche, l'effetto è lo stesso: produrre dei cluster. La situazione sembra richiamare i livelli di ordine proposti da Heinze von Foester: si inizia con l'ordine dall'ordine, estremamente regolare, si passa all'ordine dal disordine, di origine statistica, e si arriva all'ordine dal rumore, dal noise. (Foester, 1960) L'ordine dal rumore sembra annullare la predizione del secondo principio della termodinamica e crea, in ambiti limitati, sistemi ordinati, organizzazioni di particelle, zone di ordine localizzato. È un ordine puntuale e limitato, un ordine che ha caratteristiche molto personali e che si nutre della sua stessa autoorganzizazione.
Sono cellule, sono strutture viventi, sono conoscenze, sono gruppi sociali.
Le comunità di pratica (Wenger, 2002) sono strutture autopoietiche ed autoorganizzate. La personalizzazione anche in questo caso non è solo la linfa che le nutre ma è anche il loro prodotto: la struttura mentre si amplia produce e sviluppa la propria identità e si differenzia dalle comunità che la circondano.
Gli strumenti di rete facilitano la produzione di tali identità grazie alla possibilità di realizzare strutture dinamiche e autopoietiche. Mentre le relazioni fra i materiali si accrescono, l'identità della comunità si definisce sempre più, come se uscisse da una nebulosa. La comunità si definisce, costruisce una immagine personalizzata e contemporaneamente accresce la sua potenzialità euristica. Quando perde tale potenzialità, quando la crescita della struttura non corrisponde ad un equivalente aumento delle potenzialità interpretative, la parabola di vita della comunità inizia la sua fase discendente. È proprio Wenger ad individuare nella vita delle comunità una fase ascendente, una di massimo sviluppo ed un lento regredire.

 


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