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Comunità
di pratica e tecnologie (1)
Martina Paciaroni,
Università di Macerata
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Analizzando il contributo
delle tecnologie all'evoluzione e al mantenimento delle
comunità di pratica, si evidenzia un rapporto di reciproca
influenza: da una parte, la tecnologia permette il superamento
delle distanze spazio-temporali fra i membri così come il
delinearsi di una loro partecipazione maggiormente ricca
e significativa rispetto al passato; dall'altra, la differenti
tipologie di comunità e le diverse modalità d'uso delle
tecnologie all'interno delle stesse fanno sì che i membri
rappresentino veri e propri vettori per la disseminazione
e l'evoluzione tecnologiche.
Ne consegue una circolarità virtuosa fra la progressiva
evoluzione delle comunità - che passa attraverso i nuovi
utilizzi delle tecnologie - e la nuova dimensione delle
tecnologie, che si mettono al servizio della comunità.
L'intersezione fra tecnologie e comunità di pratica, tuttavia,
evidenzia (senza risolverle) alcune tensioni fra la comunità
ed i suoi membri, tensioni che permettono di assegnare un
ruolo critico alle tecnologie: in primo luogo, nel predisporre
nuove risorse per la comunità orientandole ad un'esperienza
di appartenenza e condivisione oltre i vincoli spazio-temporali;
in secondo luogo, alla luce delle sempre più frequenti situazioni
di multimembership dovute all'appartenenza a più
comunità contemporaneamente, affinché si garantisca ai membri
una partecipazione significativa che ne preservi allo stesso
tempo l'identità, viene auspicata una prospettiva di technology-mediated
togetherness, di condivisione mediata da tecnologia: in
quanto progettata per la comunità ma sperimentata da individui,
la tecnologia si pone come veicolo di una maggiore partecipazione
individuale.
La crescente disponibilità di strumenti e dispositivi utilizzati
secondo curvature personalizzate rende necessaria la comprensione
delle modalità in cui le nuove tecnologie possano costituire
una risorsa innovativa che orienti in modo creativo la risoluzione
della tensione fra individuo e comunità.
La soluzione proposta da Wenger in tal senso consiste nell'adottare
la prospettiva della comunità (e non del singolo individuo,
sia egli un utente o un tecnologo), in quanto si dimostra
come la più indicata per affrontare l'interazione fra il
ruolo critico delle tecnologie e l'evoluzione della comunità
che le utilizzano.
La scelta di una tecnologia adatta ad una comunità si sviluppa
in tre fasi, legate tra loro da una circolarità virtuosa,
che dimostrano creatività da parte della comunità nell'approccio
alle tecnologie:
a) il mercato della tecnologia;
b) la selezione della tecnologia adatta alla comunità;
c) la promozione dell'uso della tecnologia
(2).
Comprendere il mercato della tecnologia significa capire
come la sua evoluzione ed esplosione possa risultare determinante
per l'individuazione di nuove risorse all'interno della
comunità. Due sono le tendenze del mercato attuale, secondo
Wenger: da un parte, il notevole cambiamento dei tool verificatosi
negli ultimi anni ha condotto alla formazione di piattaforme
che combinano più funzionalità all'interno di un unico ambiente
(LMS); dall'altra, l'enorme e rapida diffusione delle tecnologie
ha favorito e favorisce la nascita di strumenti ibridi che
permettono agli utenti di accedere a diverse tipologie di
attività (figura
1).
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Clicca sull'immagine per ingrandirla
Fig. 1 Gli strumenti
della comunità visti all'interno
di un complesso panorama di attività
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Le
due tendenze, tuttavia, tendono a convergere in una, in virtù
della circolarità fra tecnologia e creatività della comunità,
in ottica di complessità e di evoluzione.
Il passo successivo consiste nel predisporre le tecnologie,
cioè leggere il mercato dalla prospettiva della comunità,
scegliendo strumenti e dispositivi che si adattino a specifiche
attività ed esperienze. "Una buona tecnologia in se stessa
non genera una comunità, ma una cattiva tecnologia di sicuro
rende la vita della comunità abbastanza difficile da rovinarla"
(3).
Una buona progettazione che consideri il punto di vista della
comunità dovrà facilitare l'uso e l'apprendimento delle tecnologie,
orientarsi all'evoluzione della comunità e delle sue pratiche,
ma soprattutto bilanciare le esigenze collettive con quelle
degli individui che sperimentano le innovazioni.
Quattro sono le fasi attraverso le quali si può modellare
una tecnologia finalizzandola alle esigenze della comunità:
configurazione (che segue il processo di evoluzione della
comunità), strumenti (le varie attività a supporto dell'apprendimento
della comunità), caratteristiche (nell'ambito dell'usabilità),
piattaforme (che vanno intese come prodotti da acquisire,
distribuire ed utilizzare).
L'interazione sincrona ed asincrona fra i membri - in ed oltre
lo spazio ed il tempo - e la pubblicazione, come creazione
di repositori comuni ai quali i membri possono accedere con
facilità, sono le modalità principali attraverso cui le comunità
sostengono oggi l'introduzione di tecnologie, contribuendo
in tal modo al proprio mantenimento e alla condivisione reciproca
delle pratiche (link:
terza giornata, settima parte, da 0:05:20.000).
Tutto ciò presuppone, tuttavia, una collaborazione fra i membri
della comunità e chi procura gli strumenti tecnologici: il
punto di incontro fra le due esigenze è rappresentato dai
technology stewards: il termine indica non solo gli
amministratori della tecnologia, ma anche tutto l'insieme
dei supporti tecnologici che permettono alla comunità di funzionare
e di evolversi, in funzione della multimembership.
Anche attraverso l'uso innovativo di risorse tecnologiche,
la comunità evolve inglobando nel processo la stessa evoluzione
dei nuovi usi della tecnologia: sostenere l'adozione di tali
strumenti anche in considerazione delle crescenti abilità
dei membri nell'uso delle tecnologie stesse (link:
terza giornata, settima parte, 0:00:00.000 - 0.05:00.000),
significa focalizzare l'attenzione sulle potenzialità inventive
messe in atto dalla comunità rispetto agli strumenti.
Il ruolo dei community technical stewards - oggi messo
in discussione della competenze tecnologiche sempre più diffuse
e distribuite negli utenti - non si limita alla distribuzione
di una configurazione tecnologica a servizio della comunità,
ma prosegue di pari passo con l'evoluzione del mercato, delle
competenze dei membri, dell'accettazione o rifiuto che una
certa strumentazione provoca all'interno del gruppo; i technology
stewards sono coloro che traducono la capacità di improvvisazione
di una comunità in creatività vera e propria. |
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Note
(1)
Il contributo tiene conto in particolar modo del capitolo
5 del documento Work, Learning and Networked. Guide to
the implementation and leadership of intentional communities
of practices, CEFRIO, Montreal 2005, segnalato dallo
stesso Wenger durante il seminario come guida alla trattazione.
Il documento è reperibile all'indirizzo: http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf.
(2)
Wenger parla di inventiveness of the technology market,
inventiveness of serving the community perspective, inventiveness
of use, mettendo in evidenza l'agire creativo della
comunità rispetto alle tecnologie, attraverso il quale essa
si predispone all'uso e alla personalizzazione delle risorse
disponibili sul mercato orientandole ai propri bisogni.
(3)
http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf
(p. 81).
Webgrafia
http://www.ewenger.com/
http://technologyforcommunities.com/
http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf
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