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WikiFables
: scrivere e collaborare in rete con wiki
Antonella Elia, Docente
di lingua Inglese e Italiano L2/ dottoranda in ESP
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1.
INTRODUZIONE
In questo contributo viene presentata un'esperienza di scrittura
collaborativa con wiki, WikiFables, una sperimentazione
in atto nel Laboratorio Interdisciplinare di "Intercultura
e Tecnologie Didattiche" del Corso di Perfezionamento in "Didattica
dell'Italiano come L2", coordinato dalla prof. Anna de Meo
e in via di svolgimento c/o il CILA (Centro Interdipartimentale
dei Servizi Linguistici ed Audiovisivi) dell'Università degli
Studi di Napoli "l'Orientale".
2. WIKI
Blog e wiki sono strumenti Open Source di webpublishing appartenenti
alla seconda generazione dei webtools. Hanno avuto un enorme
sviluppo come strumenti di CMC asincrona e sono utilizzati
nell'ambito della formazione collaborativa online, per le
loro potenti caratteristiche che si richiamano al "social
software". Nonostante siano nati due anni prima (1995) dei
blogs, i wiki risultano essere sicuramente meno popolari dei
primi, ma la loro attuale velocità di diffusione è sorprendente.
Una definizione di wiki è presente nell'ormai famosa enciclopedia
online Wikipedia: un wiki è "un sito web (una collezione
di documenti ipertestuali) che permette ad ogni utilizzatore
di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare
i contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori".
Ward Cunningham, fondatore del primo wiki il "Portland Pattern
Repository" (1995), affermò in un intervista di essersi ispirato
al termine wiki wiki usato per i bus navetta dell'aeroporto
di Honolulu. Wiki wiki deriva da una parola hawaiana
che significa "rapido, veloce".
Un wiki permette quindi di scrivere collettivamente dei documenti
in un semplice linguaggio di markup usando un web browser.
Una caratteristica distintiva della tecnologia wiki è la facilità
con cui le pagine possono essere create e aggiornate. La maggior
parte dei wiki è generalmente aperta a tutti gli utenti e,
la registrazione di un account utente, non è sempre richiesta.
I Wiki hanno una struttura di navigazione ipertestuale e sono
dotati di un motore di ricerca interno. Ciononostante, nei
wiki di grosse dimensioni, è fornita anche la possibilità
di navigazione gerarchica, il cui uso naturalmente non è obbligatorio.
Solitamente una pagina wiki contiene un numero molto elevato
di link ad altre pagine.
Scegliere il software wiki non significa effettuare unicamente
una scelta di carattere informatico, ma condividere i precisi
presupposti teorici fondanti della WikiPhilosophy:
cioè lo spirito di collegialità, l'unione di intenti e il
valore accessibile, gratuito e negoziato dell'informazione.
Ogni comunità wiki condivide un patrimonio comune di conoscenze
e di pratiche di lavoro. Attraverso le attività condotte nell'ambito
della comunità si costituisce, stratificandosi nel tempo,
un repertorio di risorse, si struttura un linguaggio comune
(WikiSpeak), si elaborano convergenti stili di azione,
si modellano condivise modalità ricorrenti di pensare e di
agire.
3. LA "WIKIPEDAGOGY"
Da un punto di vista pedagogico la "WikiPedagogy" abbraccia
per sintonia di intenti, i principi del "socio-costruttivismo"
e dell' "apprendimento collaborativo".
Chi gestisce una comunità wiki non può certo produrre interventi
formativi di tipo tradizionale, ma dovrà facilitare e articolare
le attività di comunicazione, negoziazione e documentazione,
attraverso gli strumenti che offre il wiki e che favoriscono
l'istituzione di sistemi relazionali di tipo reticolare e
un apprendimento flessibile e continuo nel tempo. In tal modo
i processi di apprendimento collaborativo, se opportunamente
favoriti, potranno esplicare tutto il loro potenziale, consentendo
l'istituirsi di una "biblioteca" di conoscenze condivise,
basata sulla messa in comune e la negoziazione delle conoscenze
personali (Mattison: 2005).
Gli esempi applicativi di utilizzazione dei wiki nella didattica
online, ad esempio delle lingue, sono tanti: dai progetti
di scrittura creativa a più mani a Group Projects (accompagnati
da diari di discussione online - talk pages), a giornalini
scolastici, a glossari, relazioni e manuali scritti collaborativamente
dagli studenti. Tra le più recenti applicazioni wiki, ricordiamo
gli e-WikiPortfolio che rendono possibile la trasparenza
e la linkabilità del percorso formativo dello studente e la
riformulazione del Webquest in Wikiquest, molto più attento
alla dimensione collaborativa e sociale del lavoro di ricerca,
elaborazione e stesura degli studenti. Numerosissime, sono
le collaborazioni e gli interscambi internazionali attraverso
i WikiRings. Online é disponibile un school wiki centre,
cioè un elenco delle scuole inglesi dotate di wiki, aperte
a progetti collaborativi internazionali.
Tra i wiki italiani di maggior esperienza nel campo della
formazione ricordiamo: Porte aperte sul web un WikiWikiWeb,
un esperimento di scrittura collaborativa per la stesura del
Manuale aperto per la qualità dei siti scolastici e Scuola
collaborativa: Il wiki della didattica una risorsa web che
la municipalità di Ancona ha messo a disposizione dei docenti
delle scuole di ogni ordine e grado, in cui i docenti, usando
il software TWiki, sono contemporaneamente sia utenti che
gestori del sito e dei suoi contenuti.
4. UNA SPERIMENTAZIONE ALL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI
L'"ORIENTALE"
Il laboratorio in corso, che si avvia alla conclusione, è
dedicato allo studio di favole, fiabe e leggende metropolitane
come strumento per la diffusione di una pedagogia interculturale
attraverso l'uso di blogs e wikis. Sono state scelte favole,
fiabe e leggende metropolitane, quale tematica per lo sviluppo
di una didattica interculturale online, poiché rappresentano
un genere narrativo universale che si ritrova nella tradizione
orale di molti popoli, si tramandano da una generazione all'altra
e si modificano adattandosi via via ai cambiamenti di tempo
e spazio (Gioda:1998).
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Il
pensiero narrativo costituisce una grande risorsa per un'educazione
interculturale. Le fiabe, inventate da altri e da noi stessi,
si rivelano un'ottima palestra di relazionalità, insegnandoci
che l'altro non è tanto diverso da noi e che tutte le favole
condividono temi e strutture universali. Ad esempio, secondo
la studiosa londinese Marion Rolfe Cox, in uno studio pubblicato
a Londra nel 1893, esisterebbero ben 345 varianti della favola
di Cenerentola. Le più antiche sono la Cenerentola cinese
ed egiziana. Ma anche il mondo arabo ha la sua Cenerentola,
una fanciulla che fuggendo via dalla festa dell'henné della
sposa perde uno zoccoletto d'oro. Nella storia araba il principe
non conosce nemmeno la futura sposa ma se ne innamora perdutamente
solo alla vista dello zoccoletto d'oro (visto che nel mondo
arabo uomini e donne vivevano nettamente separati fino al
matrimonio). La variante più popolare in Vietnam, parla di
Tam, una contadina orfana di madre, con una terribile sorellastra
di nome Cam. La storia è sempre quella, ma ci sono delle differenze
importanti tra i diversi racconti, che ci permettono di entrare
attraverso la magia della parola narrata nella vita quotidiana
di un villaggio, di una terra, di un popolo. Ad esempio, nella
storia vietnamita la protagonista viene uccisa dalla matrigna,
ma grazie a successive reincarnazioni può tornare a vivere
con il suo principe, aiutata e protetta nelle difficoltà da
Buddha in persona. Scoprire i mille volti delle favole consente
di scoprire somiglianze e differenze nelle varie culture e
di intraprendere efficaci percorsi di educazione multiculturale,
transculturale ed interculturale (Gioda:1998).
4.1 Il laboratorio
Il laboratorio è in corso di svolgimento c/o il "Centro Interdipartimentale
dei Servizi Linguistici e Audiovisivi" (CILA) dell'Università
degli Studi di Napoli l' "Orientale". La durata è trimestrale,
e si articola in incontri settimanali di 4h. (32 h. in totale).
Il laboratorio è erogato in modalità blended learning. E'
stato creato un sito di riferimento (fig. 1), affiancato dall'utilizzazione
della piattaforma open source Nicenet come Internet Classroom
Assistant. IL GRUPPO DI LAVORO (come si deduce dal primo diagramma
riportato nella fig. 2) è composto da un gruppo eterogeneo
di 20 docenti, con eta' variabile dai 25 ai 55 anni.
La provenienza del 50 % dei corsisti dalla scuola elementare,
è chiara espressione di quanto sia sentito e diffuso il problema
dell'inserimento degli alunni stranieri nella scuola elementare
italiana e la necessità di acquisire strumenti per una consapevole
didattica interculturale.
Prima dell'avvio dell'attività laboratoriale è stato somministrato
un questionario esplorativo per conoscere le competenze informatiche
di ingresso e la familiarità con le tecnologie didattiche
dei corsisti.
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I
risultati del questionario hanno evidenziato (fig. 2) che
il 40 % dei corsisti ha competenze informatiche scarse-mediocri,
il 40 % sufficienti, e solo il 20 % vanta un' ottima conoscenza.
Come si deduce dal terzo diagramma, i docenti non hanno un'approfondita
esperienza pregressa nell'uso delle tecnologie didattiche.
Solo il 20 % dei docenti usa il laboratorio multimediale regolarmente,
mentre la maggior parte, il 45 %, ne fa un uso saltutario,
il 10 % lo ha usato qualche volta, ed infine il 25 %, non
lo ha mai utilizzato.
Sono stati creati quattro gruppi di lavoro (per interessi
condivisi e scuola di insegnamento). Ogni gruppo è composto
da 5 persone: 4 corsisti e un supervisor, responsabile delle
attività laboratoriali del gruppo di appartenenza (fig. 3).
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Le
attività svolte in aula, sono state finalizzate, oltre che
a tematiche glottodidattiche e interculturali, alla familiarizzazione
dei corsisti con SOFTWARE OFFLINE (Word, Powerpoint, Authorable
Software e programmi specifici per l'insegnamento/apprendimento
dell'Italiano come L2), SOFTWARE ONLINE, (piattaforma Nicenet,
motori di ricerca, forum, chat, etc.) e con i webtools di
seconda generazione, BLOGS E WIKIS.
4.2 Il blog della classe e degli studenti
E' stato creato un class blog (fig. 4) come contenitore
informale di news e attività da svolgere e i corsisti, una
volta acquisito la padronanza con lo strumento, hanno creato
i loro blogs personali. Il blog dello studente, veicolo di
espressione identitaria, si è rivelato ottimo strumento informale
di presentazione ed interazione personale, oltre ad essere
ambiente di raccolta e di visualizzazione dell' informazione
collezionata. I corsisti hanno linkato il proprio blog
al class blog ed hanno creato con entusiasmo il loro
spazio web ed interagito nel blog-ring creato attraverso i
commenti personali inviati come bloggers ai blog dei
compagni di corso e al class blog.
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4.3
Il progetto WikiFables
Il secondo obiettivo del laboratorio si è concentrato verso
la creazione sperimentale di un wiki dal titolo WikiFables
sullo spazio gratuito messo a disposizione da WikiSpaces.
Gli obiettivi principe della sperimentazione sono stati:
- l'utilizzazione del software Wiki per lo sviluppo
di una didattica interculturale;
- la sperimentazione di un percorso di scrittura creativa-collaborativa
online in Wiki;
- la creazione di un Wiki come repository per la raccolta
delle favole "dell'altro mondo".
Nella PRIMA FASE del progetto WikiFables è stato previsto
per ogni gruppo, un incontro in chat, della durata di 45 minuti
(fig. 5). In chat i sottogruppi, seguendo il modello delle
fiabe proposto da Propp preventivamente presentato dal docente
e discusso in aula (Propp: 2003), hanno interagito (guidati
dal docente/e-tutor), con l'obiettivo di definire il framework
della favola. In questi incontri online, il docente tutor
ha svolto il ruolo fondamentale di moderatore dello scambio
dialogico sincrono, fornendo supporto pedagogico e intellettuale
(Rotta, Ranieri: 2005). |
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| Nella
SECONDA FASE di lavoro, la fase di sintesi, il docente/e-tutor
ha pubblicato, nella pagina wiki dedicata, i descrittori degli
elementi base della favola. Successivamente ogni supervisor
ha completato i campi vuoti, con le informazioni richieste,
tracciando così le linee guida della favola pattuita dal proprio
gruppo in chat. La fig. 6 riporta a sinistra lo schema della
favola del "Piccolo Indiano" prodotta dal gruppo "Biancaneve",
mentre a destra la favola finale prodotta, dopo tre settimane
di lavoro collaborativo. |
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Nelle
tre settimane dedicate al progetto di scrittura creativa online,
il ruolo del docente/e-tutor si è premeditatamente limitato
a quello di lurker, cioè di osservatore neutrale del
processo in corso. La finalità della politica del "non intervento"
è stata quella di osservare il naturale sviluppo del processo
collaborativo in atto e il risultato finale raggiunto attraverso
il peer to peer work. L'intenzionale assenza partecipativa
del docente/e-tutor nella fase creativa, è stata permessa
dall'aver preventivamente pattuito in chat, e nelle linee
guida schematizzate nel wiki, lo scaffolding delle
favole, che ha svolto una funzione precisa di incanalamento
del lavoro collaborativo dei corsisti.
Dall'analisi dell'operato del gruppo Biancaneve nel WikiFables,
si nota come la costruzione della favola del "Piccolo Indiano"
sia nata da 12 interventi dei 5 componenti del gruppo.
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Come
si deduce dalla tabella riportata nella fig. 7, la differente
distribuzione numerica degli interventi, rivela chiaramente
una partecipazione disomogenea. In questa fase è stata fondamentale,
sia il ruolo svolto dai supervisor dei singoli gruppi, che
hanno guidato il dipanarsi del plot narrativo, sia la collaborazione
corale (anche se non equamente distribuita) dei vari componenti
del gruppo. In fase finale, i supervisor sono stati gli attori
principali della pulizia, ricucitura e supervisione della
favola prodotta, da un punto di vista sia della forma che
del contenuto.
La TERZA FASE del progetto, in corso di espletamento, riguarda
la creazione del wiki come "repository" cioè come contenitore
per la raccolta delle favole dal mondo. E' stata prevista
la classificazione delle favole, in base all'area di provenienza
(fig. 8). Per le 5 aree continentali (Europa, Asia, Africa,
America e Oceania), sono state specificate ulteriori sottocategorie
territoriali. Al momento è in corso la raccolta, la pubblicazione
e l'illustrazione delle favole.
In questa ultima fase laboratoriale, contrariamente alla precedente,
è stata decisiva la presenza del docente/e-tutor, per la forte
difformità della compartecipazione dei componenti del gruppo.
La proattività dei corsisti, v/la pubblicazione delle favole
raccolte durante la fase di ricerca, è stata continuamente
stimolata, sia negli incontri in presenza che online (via
email, forum). Per fattori esterni (entrata in pieno regime
dell'attività didattica a scuola) e per ulteriori impegni
istituzionali (consigli di classe, collegi di Istituto, etc.),
si è registrato un rallentamento dell'impegno e della partecipazione
dei corsisti. In questa fase, il docente/e-tutor ha continuamente
"pungolato" il loro intervento, svolgendo chiaramente un compito
che va ben oltre il ruolo che il docente è chiamato a svolgere
in una didattica tradizionale di tipo frontale. Il docente/e-tutor,
in sostanza, ha sempre cercato di garantire nell'attività
laboratoriale online: il supporto tecnico, il supporto pedagogico
e intellettuale, il supporto metodologico e organizzativo
e, non ultimo, il supporto sociale (Rotta, Ranieri: 2005).
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5.
CONCLUSIONI
L'esperienza presentata è in fieri, come d'altronde ogni wiki
sarà sempre. I risultati operativi e il feed-back dei docenti-corsisiti,
registrati attraverso la somministrazione di un questionario
in itinere e di colloqui informali in aula, sono stati decisamente
positivi, altrettanto l'entusiasmo esternato, come anche la
valutazione di applicabilità di blogs e wikis nei vari contesti
scolastici di provenienza e la loro riusabilità come strumenti
di webpublishing in altre tipologie di progetti.
I docenti hanno espresso il loro alto indice di gradimento
verso l'adozione degli strumenti open source nella didattica
online, specialmente per la semplicità d'uso e la gratuità
del software. L'approvazione di blogs e wikis ha avuto come
motivazione anche l'assoluta indipendenza, offerta al docente
dagli strumenti presentati, rispettosi della libertà d'insegnamento
e dell'autonomia di scelta v/ le soluzioni tecniche che più
si adattano alle personali esigenze conoscitive e didattiche,
permettendo inoltre, sia al docente sia allo studente, di
"entrare in gioco" ed essere "soggetti di cultura". E'stato
anche molto apprezzato l'alto valore educativo dei wiki nella
direzione della legalità, eliminando la necessità di dover
ricorrere alla pirateria informatica per svolgere attività
educativa online.
Infine, blogs e wikis si stanno rivelando, nell'esperienza
presentata, ottimi webtools educando alla cultura galileiana
e alla consapevolezza informatica attraverso la trasparenza,
la verifica e la sperimentazione e rendendo possibile lo sviluppo
di un progetto collaborativo nella direzione di una didattica
interculturale, cercando nel frattempo di ricucire un pericoloso
strappo che sembra delinearsi all'orizzonte, attraverso la
creazione non solo di un ponte tra culture differenti, ma
ancor più, tra l' oralità del passato e la cultura digitale
del presente. |
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