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Il
presente articolo ha come obiettivo di
sviluppare alcune suggestioni relative
all'intreccio tra filosofia, informatica e
contesto post-moderno, analizzato
attraverso il paradigma della
complessità. Per un introduzione ai
concetti di XML e Semantic Web si veda
l'articolo di Stefano Sgarella in questo
stesso numero di Form@re.
Tradizione filosofica ed informatica
L'intreccio tra problematiche
tecnico-operative, sviluppate nell'ambito
dell''informatica, e problematiche
teoriche, nate nell'ambito di specifiche
tradizioni filosofiche, offre spesso
interessanti spunti di riflessione sugli
sviluppi dell' ICT.
Un esempio di questo intreccio è fornito
da un articolo di Parodi e Ferrara sul
rapporto tra XML, Semantic Web e
tradizione filosofica (1).
Nel loro articolo Parodi e Ferrara
affermano che Xml si fonda su un modello
classificatorio di rappresentazione della
conoscenza, la cui origine in ambito
filosofico è da ricercare nel celebre
Albero di Porfirio
(2). Nel modello classificatorio la
nozione centrale è quella di sostanza. Il
Semantic Web, nel livello ontologico, si
fonda invece su un modello predicativo,
all'interno del quale la nozione
fondamentale è quella di relazione. Il
riferimento filosofico è in questo caso
il procedimento resolutio-compositio
avanzato da Roberto
Grossatesta (3).
L'obiettivo del consorzio W3C, promotore
di XML, è quello di arrivare a
strutturare il web come un insieme di
informazioni e di documenti che
condividono uno stesso modello di
rappresentazione. In quest'ottica, XML
presenta alcuni limiti. Il limite
fondamentale, che è poi il limite anche
del modello ad albero porfiriano, è che
non viene inserita nella descrizione dei
documenti alcuna regola per interpretare
in maniera univoca le relazioni tra dati.
Il Semantic Web, nel linguaggio OIL e DAMS
+ OIL supera questa difficoltà
implementando nella descrizione del tipo
di documento anche la descrizione delle
tipologie di relazioni che legano i dati.
La contrapposizione tra XML e Linguaggio
OIL, ricordano gli autori, rimanda alla
contrapposizione tra tradizioni di
pensiero diverse in merito alla
rappresentazione della conoscenza,
esemplificate dall'albero porfiriano da
una parte e dal procedimento di
Grossatesta dall'altra.
Nel passaggio da un linguaggio all'altro,
il modello ad albero lascia il posto ad un
modello reticolare.
Connessioni
A partire da questa distinzione si possono
ipotizzare non solo due modelli differenti
di rappresentazione della conoscenza
(modello classificatorio e modello
predicativo) ma anche due modelli
differenti di visione del mondo che
intrecciano in vario modo la storia della
filosofia e la storia delle teorie
educative.
Ripartiamo dalla distinzione tra i due
linguaggi.
Nel caso di XML la categoria filosofica
fondamentale è quella di sostanza.
Semplificando la posizione aristotelica,
ripresa da Porfirio, la sostanza è ciò
che fa sì che una cosa sia quella che è.
In altri termini, la sostanza rimanda
all'essenza propria di una cosa.
Nel caso del linguaggio OIL è invece
centrale la categoria di relazione. Un
dato, un individuo, un soggetto non è
definito per ciò che esso è per essenza
propria ma per ciò che lo lega ad altri
dati.
Quale ontologia sta alla base dei due
modelli?
L'ipotesi sullo statuto della realtà nel
primo caso è quella di matrice
oggettivistica: il mondo, la realtà è la
fuori e l'obiettivo è quello di
conoscerlo così come esso è. L'albero di
Porfirio non è altro che la
rappresentazione del sistema delle
categorie di Aristotele (oggettivismo).
Nel secondo caso l'ipotesi è che non
esista qualcosa di oggettivo, di
completamente esterno ed estraneo al
soggetto che conosce. Viene meno la
tradizionale distinzione tra soggetto ed
oggetto: il soggetto non sta di fronte ad
un oggetto per rispecchiarlo (l'immagine
della mente come specchio criticata da Richard
Rorty) ma tutti e due i poli
del processo conoscitivo sono compresi nel
medesimo orizzonte di senso (interpretativismo).
Se
passiamo dal livello ontologico a quello
epistemologico, possiamo vedere come nel
primo caso (modello classificatorio) la
conoscenza può essere intesa come
rappresentazione di qualcosa che esiste
indipendentemente dal soggetto che conosce
(oggettivismo). La descrizione di ciò che
conosciamo, infatti, ricalca la struttura
del mondo.
La rappresentazione della conoscenza
sottesa al modello predicativo richiama
invece l'approccio costruttivista al
problema della conoscenza: il soggetto che
conosce contribuisce attivamente alla
costruzione dei propri oggetti di
conoscenza (costruttivismo).
Passando al livello della teoria
didattica, utilizzando una distinzione
elaborata da Calvani (4), mentre il
modello classificatorio richiama alla
mente il modello delle unità didattiche,
il modello predicativo richiama il modello
per progetti didattici. Mentre il primo
modello (Calvani, 2003) "ha un taglio
oggettivista e razionalista", in cui
le conoscenze da acquisire sono ritenute
come "delimitabili, rappresentabili,
riducibili in parti più semplici",
il secondo modello "ha un taglio
costruttivista ed ermeneutico": le
conoscenze si sviluppano all'interno di un
rimando continuo tra significati
attribuiti dal soggetto e significati
derivati dalla tradizione culturale in cui
i soggetti e gli oggetti di conoscenza
sono compresi.
TAVOLA
SINOTTICA
| Strumento
informatico |
Xml |
Semantic
Web |
| Rappresentazione
della conoscenza |
Modello
classificatorio |
Modello
predicativo |
| Livello
ontologico |
Realismo |
Interpretativismo |
| Livello
epistemologico |
Oggettivismo |
Costruttivismo |
| Livello
pedagogico-didattico |
Modello
per unità didattiche |
Modello
per progetti didattici |
Figura
1 - Xml e Semantic Web
Per chiudere il cerchio:
dall'informatica alla filosofia e ritorno
Quali riflessioni aprono le considerazioni
precedenti? Qual è il modello di
rappresentazione della conoscenza più
adeguato ad affrontare la complessità
degli attuali domini conoscitivi?
Se definiamo il contesto culturale
post-moderno un contesto in cui:
- In campo filosofico, è tramontata la
ricerca di un riferimento ontologico
stabile;
- Nel campo dell'ICT, è teoricamente
possibile ed eticamente desiderabile
rendere interoperabili tutti i dati
presenti sulla rete, come sembrano
preludere gli sviluppi del Semantic Web;
allora il modello predicativo pare
essere il modello più adeguato per
descrivere gli ambiti conoscitivi.
Anche dal punto di vista del pensiero
della complessità, il contesto
post-moderno ci costringe ad adottare
modelli non unilineari di pensiero.
In particolare, facendo riferimento alle
analisi di Marianella Sclavi (5), dobbiamo
attrezzarci ad adottare un'abitudine di
pensiero "adatta al rispetto della
complessità" (Sclavi, 2002, 43).
La
Sclavi presenta una tavola sinottica che
riflette le differenze tra due abitudini
di pensiero, una adatta a sistemi
semplici, l'altra adatta ai sistemi
complessi.
| Sistemi
semplici |
Sistemi
complessi |
| Dove
le stesse cose hanno lo stesso
significato |
Dove
le stesse cose hanno significati
differenti |
| Stesse
premesse implicite |
Diverse
premesse implicite |
| Ciò
che diamo per scontato ci aiuta a
comunicare |
Ciò
che diamo per scontato ci
impedisce di comunicare |
| Valutazione
delle scelte dentro quel
contesto |
Apprezzamento
di quel contesto alla luce di un
altro |
| Io
ho ragione, tu hai torto (o
viceversa) |
Tutti
hanno ragione. Anche chi dice che
non possono aver ragione tutti |
Mondo
mono-culturale
Uni/verso |
Mondo
pluri-culturale
Pluri/verso |
Figura
2 - Sistemi semplici e complessi
Se
ci poniamo in un'ottica
fenomenologico-ermeneutica, all'interno
della quale il contesto odierno non è
tanto qualcosa che dobbiamo descrivere ma
un orizzonte in cui siamo compresi e in
cui ne va di noi stessi, la "sfida
della complessità", sia sul piano
della rappresentazione della conoscenza,
sia sul piano della discussione
filosofica, ci appare come un cammino
denso di significati e di problematiche
ancora da sollevare.
Note
[1] Parodi,
M, Ferrara, A. (2002) Xml, semantic web e
rappresentazione della conoscenza,
"Mondo digitale", a. 1, n.3,
42-41
http://www.mondodigitale.net/rivista/numero_tre/Parodi_p.42-51.pdf
[2] Per
una descrizione dell'albero di Porfirio
nell'ambito della problematica filosofica
degli universali, vedi l'articolo di
Bottin http://www.filosofia.lettere.unipd.it/storf/bottin/universali.doc
[3]
Per una descrizione sintetica del metodo
di Grossatesta, vedi l’articolo di
Parodi e Ferrara citato in apertura
(Parodi, Ferrara, op. cit., 8-9)
[4]Calvani,
A.(2003) Costruttivismo, progettazione
didattica e tecnologie http://www.scform.unifi.it/lte/allegati/2/Costruttivimo%20e%20progettazione.doc
[5] Scalvi,
M. (2002), L'arte di Ascoltare e Mondi
possibili, Le Vespe, Milano.
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