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Nell'arco
di una decina di anni abbiamo assistito ad
un radicale cambiamento del modo in cui la
conoscenza viene organizzata, gestita e
resa operativa.
Come sostiene Ziman (2000) i mutamenti
strutturali dovuti all'era
dell'informazione stanno modificando le
dinamiche della scienza, il risultato
della conoscenza maggiormente codificato
nel corso degli ultimi 300 anni. La prassi
di ricerca sta mutando in accordo con le
nuove dinamiche di comunicazione e
diffusione dei dati che si stanno
sviluppando nei contesti organizzativi
contemporanei.
A questo riguardo Ziman parla di scienza
post-accademica, che rispecchiando la
società complessa non rappresenta solo un
nuovo modello di produzione della
conoscenza ma si riferisce ad un modo di
vita interamente nuovo. Questo nuovo
sistema di produzione della conoscenza si
basa a soprattutto sulla
collettivizzazione dei processi di ricerca
e di conseguenza sulla
trandisciplinarietà, e a livello di
modalità operative sullo scambio continuo
delle informazioni mediato dalle
tecnologie di comunicazione digitali.
Una scienza che oggi è particolarmente
attenta agli aspetti legati alla
rappresentazione di una realtà complessa
è la biologia, in particolare per la
complessità intrinseca delle forme di
vita e delle loro mutazioni. E' la
biologia ad aver definito il concetto di
ecosistema, per sottolineare che ogni
elemento della vita interagisce
inesorabilmente con l'ambiente nel quale
é posto.
Tutt'oggi si parla comunemente di
ecosistema economico, ecosistema
politico-sociale, ecosistema culturale,
ecosistema digitale, dove la metafora
dell'ambiente dispone il ricercatore ad
analizzare principalmente le connessioni e
i rapporti tra i vari elementi del
sistema.
Il linguaggio digitale, permettendo di
tradurre in bit simboli numerici e non
numerici, é diventato uno strumento
potentissimo per la nostra relazione
quotidiana con il mondo. La ricerca
scientifica mira all'individuazione di
modelli nella realtà, di schemi
esplicativi e di regolarità nelle
sequenze fattuali (pattern). Queste
operazioni di ricerca, sono state
influenzate dall'impianto concettuale
della tecnologia digitale, dove i
caratteri della realtà esterna vengono
replicati isomorficamente a livello di
linguaggio per rappresentare la realtà
stessa.
Lo stesso Douglas Hofstadster (1979),
professore di scienza cognitiva e
informatica presso la Indiana University,
indagando i processi di riconoscimento del
significato da parte della mente umana,
sottolinea come l'isomorfismo sia una
trasformazione che conserva l'informazione
e sta all'uomo individuare questi pattern
ricorrenti, che danno luogo al
significato. Secondo Hofstadster proprio
la "percezione di isomorfismi é ciò
che crea i significati nella mente
umana".
Un qualche senso emerge nel momento in cui
elementi che in base al loro isomorfismo
sono in grado di relazionarsi si
connettono e danno vita ad una realtà
altra: lo stesso Niels Bohr, fautore del
concetto di complementarietà, afferma che
il tutto é più della somma delle parti e
l'interazione costruttiva di processi
complementari, é il segreto di ogni
attività creativa della vita.
Ha ragione Bailey (1998) quando afferma,
che l'uomo in ogni periodo storico si pone
delle domande, che nascono dalle
matematiche a disposizione e dagli
strumenti per sondare la realtà: oggi
l'attenzione é posta sulle configurazioni
e sulle possibilità.
Un sistema per l'apprendimento condiviso
in rete dovrebbe riuscire a interlacciare
cognizione distribuita e cognizione
situata. Per cognizione distribuita si
intendono qui i modelli sociali e mentali
che legano più individui all'interno di
un percorso di apprendimento. All'interno
di un sistema telematico per
l'apprendimento la cognizione distribuita
riguarda maggiormente i docenti e i tutor,
o comunque coloro che guidano la ricerca.
Essi mettono i membri della comunità di
apprendimento nelle condizioni di seguire
e magari far progredire il discorso
all'interno di una cornice comune. Per
cognizione situata si intende l'attività
dei membri della comunità di
apprendimento nei propri contesti concreti
di azione, la quale porta alla creazione
di nuovi modelli mentali e oggetti, da
codificare e distribuire in un momento
successivo.
Volendo trasformare queste istanze in
suggerimenti per la realizzazione di un
sistema per l'apprendimento condiviso in
rete penso sia fondamentale accennare due
linee di ricerca che, opportunamente
integrate, potrebbero dare ottimi frutti:
i sistemi multi agenti per la gestione di
archivi informatici distribuiti e i MUD
considerati come contesti e strutture per
il "collaborative learning".
In un ottica di scienza post-accademica,
dove i confini tra i luoghi ufficiali di
produzione della conoscenza, come le
università e i centri di ricerca
pubblici, e le miriadi di organizzazioni,
collettivi indipendenti, società private
dedite a percorsi paralleli a quelli
acccademici, sono sempre più permeabili,
un sistema che integri queste due
opportunità della realtà digitale
potrebbe aiutare l'istruzione a rafforzare
il legame tra scienza e società.
Secondo le idee di Seymour Papert,
coniatore del termine "costruzionismo",
il modello privilegiato per rafforzare
questo legame é un ambiente all'interno
del quale i discenti partecipano
all'attività imparando e insegnando allo
stesso tempo data la loro volontà di
partecipare e al coinvolgimento con altre
persone. Papert suggerisce come ambiente
ideale le scuole di samba brasiliana, dove
per preparare le danze del carnevale,
tutte le persone del quartiere si
raccolgono e iniziano a danzare, dai più
anziani ai più giovani, dai più esperti
ai novizi, imparando e insegnando
continuamente a seconda del livello di
abilità raggiunto. Papert pensava che i
computer potessero permettere la creazione
di questo tipo di "scuola di
samba" tecnologica dove poter
trattare secondo queste dinamiche anche
altri ambiti della cultura.
Soprattutto negli Stati Uniti sono state
portate avanti molte ricerche in questa
direzione che hanno portato a risultati
molto interessanti.
In particolare al Georgia Insitute of
Technology il gruppo di ricerca del
Electronic Learning Communities (http://www.cc.gatech.edu/elc)
ha sviluppato alcune applicazioni molto
utili per esprimere questo concetto di
integrazione delle dinamiche dei MUD
all'interno di un ambiente finalizzato
all'insegnamento condiviso in rete. Tra i
progetti ricordo in particolare MediaMoo,
diretto da Amy Bruckman e IRC Francais di
James Hudson.
MediaMoo é un'ambiente di realtà
virtuale basato su testo, o meglio un MUD.
Fino al 1989 i MUD erano legati unicamente
alle metafore dei mondi fantasy, fino a
quando James Aspnes, studente alla
Carnegie Mellon, decise di vedere cosa
sarebbe potuto succedere eliminando i
mostri, i draghi e le vecchie trame e
lasciando che i partecipanti estendessero
a piacimento i confini e gli intrecci
delle vicende. In un secondo tempo egli
inserì nell'ambiente anche un semplice
linguaggio di programmazione, in modo da
permettere ai partecipanti di creare nuove
realtà.
MediaMoo discende da questo nuovo tipo di
MUD ed é focalizzato sullo studio dei
media, anche se come in tutti questi
ambienti il fattore di socializzazione é
molto importante.
Secondo uno studio e interviste di Amy
Bruckman a riguardo, emerge come gli
utenti siano spinti a partecipare
dall'azione delle altre persone, arrivando
anche fino a imparare da zero un
linguaggio di programmazione, in modo da
poter dare il loro contributo alla
comunità di discenti di cui ognuno fa
parte.
IRC Francais (http://www.cc.gatech.edu/~jhudson/publications/icls2000.pdf)
di James Hudson invece é un MUD
finalizzato all'insegnamento del francese,
che, ispirandosi direttamente alle idee di
Seymour Papert, crea un ambiente cittadino
all'interno del quale i partecipanti
devono navigare, incontrare persone e
parlare, ma solo in francese: si può
andare dal panettiere, dal giornalaio, dal
tabaccaio.
Questo tipo di dinamiche possono essere
implementate anche su sistemi che non
siano per forza unicamente testuali,
integrando la socialità degli ambienti
MUD con le potenzialità dei sistemi
multi-agente per la gestione di archivi
informatici, dove la conoscenza del
sistema del profilo dell'utente permette a
quest'ultimo di muoversi e reperire le
informazioni con un più alto grado di
qualità, in quanto l'ambiente non è
asettico e freddo come potrebbe essere una
biblioteca vuota, quanto confortante e
dinamico come una biblioteca piena di
studenti disponibili e bibliotecari
esperti.
Questo tipo di approccio trova analogie
nelle teorie sviluppate da Peter A.
Corning (2001) riguardo alla teoria
dell'informazione. Questo studioso propone
un paradigma, da lui chiamato teoria del
controllo dell'informazione, che,
superando il riduzionismo della teoria
dell'informazione classica, focalizzato
principalmente sul livello statistico
dell'informazione, introduce il concetto
di funzionalità dell'informazione.
Indagare la funzionalità
dell'informazione, implica l'impiego del
concetto di significato e valore
dell'informazione.
Per chiarire il discorso, può essere
utile, paragonare la teoria tradizionale
dell'informazione ad un'analisi
quantitativa dell'informazione, mentre la
teoria del controllo mette in luce e si
concentra sui valori qualitativi.
A questo proposito Corning (2001)
definisce il significato dell'informazione
come i limiti o le restrizioni che vengono
imposti allo sviluppo di un sistema.
L'informazione ha significato, se vi è un
punto di biforcazione nel processo
decisionale dove essa può influenzare la
scelta dello sviluppo del sistema. A sua
volta il valore dell'informazione stessa
corrisponde al grado di successo che
l'azione o il tragitto intrapreso grazie
ad essa hanno sul sistema.
Tradizionalmente l'informazione viene
paragonata all'energia, e si utilizzano
metafore mediate dalla termodinamica.
Nella teoria del controllo è il mondo
biologico a costituire il paragone.
Secondo questo approccio, le proprietà
della vita non possono essere ridotte
all'ordine della fisica. E' fondamentale
il concetto di controllo cibernetico, che
riguarda la distinzione tra l'informazione
che permette il controllo e i processi di
esercizio del controllo stesso, i quali
operano una mediazione sinergetica tra
l'informazione e il contesto nel quale
essa agisce.
Sostanzialmente si postula che l'esistenza
e gli effetti funzionali
dell'informazione, sono dipendenti dal
contesto e assumono specificità in
relazione ai soggetti partecipanti.
La teoria del controllo dell'informazione
ha determinate proprietà che distinguono
questo paradigma, da precedenti
definizioni dell'informazione.
Secondo questa teoria, l'informazione di
controllo non esiste fino a quando non
viene utilizzata. Solo allora essa
realizza il valore che emerge
dall'interazione con un contesto. Questo
tipo di processo emergente, è frutto di
sinergie, tra i soggetti agenti e
l'informazione.
Il concetto di sinergia é alla base di
tutti quanti i sistemi distribuiti e
interrelazionati. La sinergia si riferisce
in specifico agli effetti funzionali e
strutturali che sono prodotti da
differenti configurazioni di elementi.
Come dice Corning (2001), nel suo articolo
"The synergism hypothesis", il
segreto della complessità biologica
risiede nella selezione, operata dagli
organismi, delle proteine veramente
funzionali, all'interno del finito, ma pur
sempre enorme, numero di proteine
possibili. All'interno del gruppo di
apprendimento sono le interrelazioni
cooperative ad essere sinergicamente alla
base della sistematica evoluzione delle
competenze del gruppo nel tempo. La
sinergia tra interrelazioni cooperative ha
un impatto sulla sopravvivenza del
gruppo/organismo, sulla rappresentazione
delle situazioni che il gruppo costruisce,
sulla sua evoluzione e potenziamento,
sulla sua capacità di adattamento a
situazioni e contesti.
Lo stabilirsi di sinergie é basilare in
contesti cooperativi, emergenti, e
interrelazionali, come possono essere le
comunità di apprendimento e le comunità
di pratiche.
Un altro concetto utile per la riflessione
é quello delle strutture dissipative,
sviluppato da Ilya Prigogine (1991). Le
strutture dissipative sono prima di tutto
dei sistemi aperti che processano
continuamente energia. Esse hanno la
caratteristica di essere
auto-organizzanti, nel senso che possono
nascere spontaneamente e svilupparsi verso
una maggiore eterogeneità e complessità.
In particolare, Prigogine sottolinea come
questo sviluppo progressivo passi
attraverso "transizioni di
fase", momenti nei quali,
sinergeticamente, il sistema ha un
cambiamento di stato collettivo. Queste
avvengono nel momento in cui l'equilibrio
del sistema viene rotto da discontinuità
non-lineari. I fenomeni di discontinuità
non lineare sono attivati da quelli che
Crutchfield definisce gli "attrattori
strani" o "attratori
dinamici", i quali possono essere
costituiti da fenomeni che giungono
dall'esterno del sistema, o da necessità
che emergono all'interno del sistema
stesso, in parte dei suoi elementi. Questi
fenomeni sono delle vere e proprie
"rotture di simmetria" (Phil
Anderson, 1972), che portano a sostanziali
cambiamenti qualitativi nel sistema.
Si può dire che un sistema complesso sia
costituito principalmente da tre
attributi: gli elementi, le connessioni (o
interazioni) tra elementi e gli effetti
sinergici che nascono da queste relazioni.
Il concetto di superorganismo é stato
sviluppato da Herbet Spencer (1887), già
nel secolo scorso, quando il filosofo, si
accorse che la società esibisce un grado
di interdipendenza funzionale, che é
analoga alla divisione del lavoro che si
ritrova negli organismi complessi. Il
filosofo definisce un superorganismo come
un sistema comportamentale, nel quale vi
sono interdipendenze funzionali e azioni
coordinate, che rispettano tutte quante le
entità del sistema, nel tentativo di
raggiungere gli obiettivi prefissati
dall'organismo nel suo complesso,
affinché si evolva e svolga le sue
attività.
I superorganismi sono costituiti da membri
autonomi collegati l'uno all'altro, ma non
ad una unità centrale, proprio come
potrebbe essere uno sciame di api. Vi sono
principalmente quattro dinamiche, messe in
evidenza da Kevin Kelly (1996), che
caratterizzano, i sistemi-sciame:
- l'assenza di un controllo centralizzato
- natura autonoma delle sottounità
- alta connettività tra le sottounità
- causalità non lineare a ragnatela dei
pari che influenzano altri pari
I sistemi-sciame non sono però, al pari
di ogni altro superorganismo, modelli
perfetti, bisogna analizzare i vantaggi e
gli svantaggi di un modello di questo
tipo, per vedere se é utile applicarlo o
meno.
Per quanto riguarda la valutazione di un
sistema complesso potremo avvalerci
dell'analisi sviluppata da Kevin Kelly
(1996), che analizzando i sistemi sciame,
delinea i vantaggi e gli svantaggi di un
sistema distribuito.
Vantaggi
dei un sistemi sciame
- adattabilità
- evolutività
- capacità di recupero
- assenza di frontiere
- novità
- complementarietà
Svantaggi
dei sistemi sciame
- non ottimalità
- non controllabilità
- non prevedibilità
- non comprensibilità
- non immediatezza
Gli
svantaggi dei sistemi sciame possono
diventare, almeno in parte,
"vantaggi", se questo modello
organizzativo viene applicato ad una
comunità che abbia come obiettivo lo
sviluppo e la condivisione della
conoscenza, ad esempio nella ricerca
interdisciplinare, dove risultati e
obiettivi possono essere continuamente
ridefiniti.
Gli ambienti di cooperazione in rete
permettono l'integrazione delle dinamiche
precedentemente discusse, e si pongono
come veri e propri strumenti per lo
sviluppo della conoscenza. Elementi
essenziali per una buona riuscita del
processo sono l'integrazione delle
peculiarità delle tecnologie utilizzate,
la fiducia condivisa tra partecipanti
geograficamente distanti, la velocità
nell'elaborazione delle informazioni,
l'emergere di schemi, pattern e
isomorfismi a partire da dati generati
dall'attività dei partecipanti.
La Rete dovrebbe essere quindi una sorta
di alveare e di prato fiorito, per le api
dedite tutte assieme allo sviluppo della
conoscenza. Lo sciame potrebbe esserne la
metafora organizzativa. La riflessione è
solo agli inizi ma potrebbe condurre ad
interessanti prospettive teoriche.
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